Da IlSole24ore: Il settore cosmetico dribbla la crisi

| 09/01/2010 14:07

aziende farmaci

Lo scontrino della spesa si alleggerisce, ma la crisi economica non ferma la voglia di comprare cosmetici in Italia. A sostenerlo è Unipro, l'associazione delle imprese cosmetiche, che ha presentato l'indagine congiunturale del settore per il secondo semestre del 2009 e le previsioni del primo semestre 2010. Quest'anno i consumi totali di cosmetici sono stabili a 9,1 miliardi di euro, mentre i fatturati delle imprese, vicini agli 8,3 miliardi (-0,9%), risentono del calo delle esportazioni soprattutto verso gli Stati Uniti.
 

A trainare le vendite è la grande distribuzione che nel secondo semestre di quest'anno è cresciuta del 2,4% per un valore di 3,6 miliardi di euro, la farmacia (+2,7% a 1,4 miliardi) e l'erboristeria (+2,5% a 330 milioni), mentre registrano una flessione profumerie (-3,8% a 2,32 miliardi), acconciatori (-3,9% a 700 milioni) e centri estetici (-3,8% a 200 milioni). Canali che, secondo le previsioni, soffriranno anche nella prima metà del 2010 con flessioni rispettivamente dell'1,5%, del 3,5% e del 2,5%; mentre continuerà il trend positivo di super e ipermercati (+2,5%), farmacie (+3,1%) ed erboristerie (+4%).
«Le industrie - commenta Fabio Franchina, presidente di Unipro - hanno accolto la maturazione del consumatore e ne hanno saputo soddisfare i bisogni, pur in un momento di ridimensionamento strutturale dell'intera economia. E nel 2010 assisteremo a un'ulteriore evoluzione del mercato cosmetico».
Sul fronte della produzione, la lieve contrazione del fatturato globale (-0,9% a 8,3 miliardi di euro) nel 2009 è stata condizionata dalla flessione della domanda nei canali professionali domestici (in calo del 5,8% a fronte di un fatturato totale interno in crescita dello 0,5%) ma soprattutto dall'indebolimento dei valori delle esportazioni scese del 4,7% a quota 2,2 miliardi.
Per il 2010 si attende una ripresa dei mercati esteri mentre sul mercato interno pesano le incognite legate soprattutto ai canali professionali e all'evoluzione delle profumerie. Tengono i fatturati nei canali tradizionali, in particolare grazie a farmacie ed erboristerie, e incide significativamente la grande distribuzione.
A penalizzare maggiormente le vendite all'estero il perdurare della stagnazione dei consumi di molti paesi oltre che le tensioni sui prezzi e le oscillazioni sui cambi. Pesa soprattutto il calo dei consumi in alcuni paesi europei e negli Stati Uniti dove si riscontrano atteggiamenti di consumo molto disomogenei.
«C'è ottimismo invece - conclude Franchina - per la ripresa dei consumi nelle aree Bric (Brasile, Russia, India e Cina) e nei paesi asiatici di nuova industrializzazione (come Vietnam, Thailandia e Singapore) dove l'offerta italiana di cosmetici può ancora investire sulla leva competitiva del made in Italy. Il saldo commerciale del settore atteso per fine anno è ancora positivo per 700 milioni di euro».