Il medico prescrive troppi farmaci: la Corte dei Conti lo condanna a risarcire l’erario

| 15/01/2010 09:37

Ecco un caso che ho ripreso dal Corriere della Sera e che mi preoccupa: potrebbe essere un limite alla nostra professione? Che ne pensate?

 

Il medico di famiglia che prescrive più farmaci mutuabili del necessario oppure senza gli esami preventivi imposti dal Servizio sanitario nazionale deve rimborsare la spesa all’erario, anche se dal punto di vista clinico la ricetta era corretta. La Corte dei conti condanna un medico di base «iperprescrittore» aprendo uno scenario nuovo nel contrasto agli sprechi delle ricette facili nella spesa sanitaria, che nel 2009 ha fagocitato 102,6 miliardi di euro.
È la chiusura della «vertenza» aperta dalla Procura della Corte dei Conti della Lombardia nel 2005, quando sotto la lente di ingrandimento della Guardia di Finanza di Milano finirono 564 medici sospettati di prescrivere troppi farmaci. L’indagine nasceva dal sospetto che alcune aziende farmaceutiche facessero «comparaggio», la pratica di elargire viaggi gratis in località esotiche con la scusa di fantomatici convegni, computer, telefonini e regalie varie a medici che poi prediligevano nelle ricette i prodotti delle stesse aziende. Grazie ai sistemi informatici delle Regioni, che memorizzano le ricette «rosse» staccate dai dottori (quello della Lombardia è all’avanguardia), la Gdf si concentrò su 277 medici che per due anni avevano sforato del doppio la media statistica delle prescrizioni e non erano rientrati nei limiti nonostante gli ammonimenti delle Asl. Il danno ipotizzato era di 12,3 milioni.
Dopo che i nomi finirono in un fascicolo del vice procuratore generale Paolo Evangelista, 56 medici hanno risarcito volontariamente l’erario per 121 mila euro, 6 sono stati citati in giudizio, 108 sono sotto indagine, i restanti lo saranno presto. Contro l’inchiesta si schierò una sigla sindacale autonoma che organizzò una forte protesta durante la quale alcuni medici si incatenarono di fronte agli uffici della Corte per dire «no al risparmio sulla pelle dei malati».

Nella sentenza, i giudici (Vetro, presidente, Massa, Tenore, relatore) non nascondono che si tratta di un «delicato problema». Imedici prescrivono i farmaci seguendo «scienza e coscienza», ma contemporaneamente devono rispettare le norme sull’impiego delle medicine fissate dal Ssn anche per il contenimento della spesa pubblica. «Medico e paziente devono essere consapevoli del fatto che le risorse disponibili per la sanità sono relativamente limitate».

Il criterio da seguire è quello della «appropriatezza» dei farmaci in relazione alle malattie e ai pazienti. Ogni medico di base ha a disposizione un prontuario e altra documentazione dove sono riportate le caratteristiche dei farmaci rimborsati dal Servizio sanitario e le procedure per la loro prescrizione. Un medico che ritiene di dover prescrivere un farmaco, ma non può farlo perché le norme vietano di addebitarlo al Ssn, può trovarsi di fronte a un « conflitto con quello che la sua scienza e la sua coscienza gli dettano per il bene del paziente», se quest’ultimo non è in grado di pagare di tasca propria le medicine. Per questo, secondo i giudici contabili, il medico deve potersi muovere con un certo «margine di discrezionalità». Per condannarlo, cioè, non basta il solo sforamento dei parametri. Il collegio si è rivolto a tre periti di fama per verificare i 9 casi presi a campione dalla Procura. Le conclusioni, però, non sembrano avere nulla a che fare con «scienza e coscienza». In sei episodi, infatti, ci sarebbero stati comportamenti «ingiustificati e gravemente colposi». Talvolta il farmaco era corretto dal punto di vista clinico, ma non lo erano le procedure seguite prima di arrivare alla prescrizione. In certi casi, invece, sono stati prescritti 4 o 5 cicli di somministrazione, quando ne sarebbe bastato solo uno. Il medico dovrà risarcire al Ssn 2.840 euro con gli interessi e, assieme al sindacato che ha voluto affiancarlo nella causa, pagare i costi dei periti.

Dott. Lorenzo Busi, gastroenterologo
 

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