Fascicolo elettronico sanitario: la sperimentazione va avanti con successo

Sanità pubblica | Silvio Campione | 15/01/2010 19:47

Leggere dal computer i risultati di un'analisi clinica e la propria storia sanitaria, ridurre le file agli sportelli e le liste d'attesa, comunicare tra medici di famiglia, specialisti e ospedalieri via web.

 Sono alcuni dei vantaggi del fascicolo sanitario elettronico (FSE) in fase già avanzata di sperimentazione in quasi metà delle Regioni italiane. Secondo i dati del Ministero della Salute, divulgati in un incontro a Firenze di Fiaso, la federazione italiana che riunisce il 60% di aziende sanitarie e ospedaliere, ne fanno già uso il 43% delle Asl, il 62% degli ospedali e il 19% degli ambulatori territoriali. Con il FSE sono gestiti il 52% delle prestazioni specialistiche ed ospedaliere, il 33% delle prestazioni farmaceutiche e il 24% di quelle di pronto soccorso. Ancora però i cittadini non si accorgono dei vantaggi di Fse: il suo accesso on-line è in fase sperimentale e l'accesso ai dati è per lo più riservato al personale sanitario. Solo il 43% delle Regioni dichiara di gestire almeno una parte dei propri contenuti informativi sanitari col fascicolo elettronico e solo in sette (Lombardia, Friuli, Emilia Romagna, Toscana, Calabria, Sicilia, Sardegna) viene utilizzato in oltre il 75% delle strutture sanitarie. Quasi ovunque in Italia è invece prevista la prescrizione e il sistema di anagrafe elettronica. Il Governo ha fissato l'obiettivo di estendere entro il 2012 il FSE a tutte le Asl e gli ospedali d'Italia con la tutela della privacy già prevista dall'autorità garante: potrà essere consultato dal paziente e dal personale sanitario strettamente autorizzato, solo per finalità sanitarie. ''Regioni, Asl e aziende ospedaliere - ha spiegato il presidente Fiaso Giovanni Monchiero - hanno compiuto un grande sforzo per implementare l'informatizzazione in sanità innalzando così il livello di appropriatezza di cure, prescrizioni farmaceutiche ed accertamenti diagnostici con benefici per le casse sanitarie, eliminando inutili duplicazioni, e per gli assistiti che eviteranno inutili file agli sportelli, vedranno ridursi le liste d'attesa generate spesso da prestazioni inappropriate e avranno cure più efficaci perchè prescritte da medici più informati''. ''Avere una fotografia dinamica e multidimensionale del percorso del paziente - ha aggiunto Rossana Ugenti, direttore generale del sistema informativo del Ministero della salute - può migliorare sensibilmente la qualità dell'assistenza sanitaria, garantendo la continuità dei processi di cura, nonchè il supporto al percorso clinico-diagnostico''. Sono solo sette le Regioni italiane che utilizzano nel 75% delle Asl e delle aziende ospedaliere il fascicolo sanitario elettronico FSE e la cartella sanitaria elettronica del paziente (il cosiddetto Patient Summary): Lombardia, Toscana, Sardegna, Friuli oltre a Emilia Romagna, Calabria, Sicilia, ma nelle ultime tre la diffusione per gli operatori sanitari, fuori dalle Asl e dalle aziende ospedaliere, è inferiore al 25%. Secondo i dati elaborati dal Ministero della salute e divulgati a Firenze dalla Federazione italiana delle aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso), solo il 43% delle Regioni gestisce almeno una parte dei propri contenuti informativi sanitari attraverso il FSE. La prescrizione elettronica di visite, analisi e farmaci è diffusa in oltre il 75% delle Asl e Aziende ospedaliere in Valle d'Aosta, Friuli, Emilia Romagna, Umbria, Calabria, Sicilia, Sardegna e nella provincia di Bolzano. In Lombardia, Veneto, Liguria, Abruzzo, Molise, Campania e Basilicata essa è inferiore al 25%, mentre in Piemonte, Toscana, Marche, Lazio e Puglia non è ancora stata avviata. Ampiamente diffusi nel 90% delle Regioni sono il sistema di anagrafe che consente di evitare sprechi o brogli (per esempio le prescrizioni per assistiti già deceduti) e quello di scelta e revoca del medico di famiglia. In tutte le Regioni, tranne Valle d'Aosta, Lazio e Puglia, esiste un portale di accesso ai servizi per le Asl e le aziende ospedaliere, ma solo in Lombardia, Liguria, Toscana, Basilicata, Sardegna e nella provincia di Bolzano è sufficientemente diffuso tra gli operatori sanitari.

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