Fimmg, Milillo contro Cittadinanzattiva sui certificati medici dei dipendenti pubblici

Silvio Campione | 18/01/2010 16:48

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''Ho letto con stupore il recente comunicato di Cittadinanzattiva che banalizza le problematiche di ordine legale della nuova normativa sulla certificazione di malattia per i dipendenti pubblici. E' un atteggiamento dannoso per i medici e soprattutto per i cittadini. Tocca a noi tutelare la categoria e continueremo a farlo con passione e responsabilita'.

 E' quanto afferma il segretario nazionale della Fimmg, Giacomo Milillo, rispondendo ad un precedente comunicato dell'associazione. Nel comunicato viene citata una sentenza del 1991 che, a dire di Cittadinanzattiva, supererebbe le nuove disposizioni legislative del 2009, consentendo ai medici di non rispettare la legge. ''E' vero che il Codice Deontologico - prosegue Milillo - dispone di certificare solo sulla base di dati clinici direttamente constatati o obiettivamente documentati, ma e' altrettanto vero che le disposizioni normative e la giurisprudenza consentivano prima del decreto Brunetta di giustificare l'assenza per malattia anche sulla base di sintomi soggettivi e dell'anamnesi''. Per Milillo, in sostanza, si trattava di un'attestazione piu' che di un vero e proprio certificato, mentre ''con il decreto legislativo del 2009 viene invece sancita per legge l'impossibilita di certificare l'assenza per malattia sulla base di dati anamnestici e vengono introdotte pesanti sanzioni in caso di inadempienza e anche in caso di errori involontari''. Dal momento che non riteniamo essere Cittadinanzattiva una fonte giurisprudenziale autorevole e soprattutto non pensiamo che Cittadinanzattiva si accollera' i costi della tutela giudiziaria dei medici certificatori - aggiunge il segretario dei Medici di medicina generale - preferiamo richiedere come sindacato un atto formale dei ministeri competenti che chiarisca la complessa situazione. ''E suggeriamo inoltre maggiore prudenza a Cittadinanzattiva - conclude - nel primario interesse dei cittadini, anch'essi esposti al rischio di gravi sanzioni''.(