Maternità: si allunga il periodo di astensione obbligatoria per i medici dipendenti

Previdenza | Giovanni Vezza | 19/01/2010 10:42

Grazie ad una circolare Inpdap, che riprende l’interpretazione fornita dalla Corte di Cassazione nella sentenza n.1401/01, già recepita precedentemente dall’Inps, viene introdotto un nuovo criterio per il computo del periodo di congedo di maternità ante partum, di cui all’art. 16 del D.Lgs 151/01 per la categoria dei medici dipendenti.

Precedentemente a tale nota, i mesi relativi al periodo di astensione obbligatoria per maternità erano considerati cinque e conteggiati a ritroso partendo dalla data presunta del parto ed includendo nel computo anche tale giorno.

Conseguentemente, il periodo di congedo “ordinario”, in caso di coincidenza tra la data presunta e la data effettiva del parto, era pari a cinque mesi: due prima della data presunta. comprensiva della data dell’evento, e tre mesi dopo il parto, decorrenti dal giorno successivo alla data stessa.

Il criterio individuato dalla Suprema Corte, recepito nella suddetta circolare n. 17/09, stabilisce che il periodo di astensione ante partum va determinato senza includere la data presunta del parto che, pur rimanendo oggetto di tutela , costituisce il dies a quo per computare a ritroso il periodo in questione. Del resto, secondo quanto stabilito in tale sentenza, “ il giorno del parto è sicuramente compreso nella tutela previdenziale apprestata dalla norma in questione, non essendo nemmeno ipotizzabile che il legislatore nell’attuare la norma di cui all’art. 37 della Costituzione, abbia inteso lasciar fuori proprio tale giorno”.

Conseguentemente, nell’ipotesi in cui data presunta e data effettiva del parto coincidano, il periodo complessivo del congedo di maternità è pari a 5 mesi ed un giorno.

Tale conclusione esclude qualsiasi contrasto con qualsivoglia dettato normativo “atteso che nessuna norma prevede che il periodo normale di astensione obbligatoria sia di cinque mesi precisi” trattandosi, al contrario, di un “periodo variabile, che può essere più breve di cinque mesi ed un giorno (ove il parto avvenga prima della data presunta) o più lungo (ove il parto sia successivo a tale data)”.

 

 


 


 

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