Ricerca: Cina quinta al mondo per lavori scientifici in medicina rigenerativa

Psichiatria | | 19/01/2010 13:26

La Cina si conferma il 'gigante asiatico' anche nel campo della medicina rigenerativa e delle potenzialità dell'uso delle staminali. Nonostante lo scetticismo della comunità internazionale, che condanna la pratica di diverse cliniche cinesi di sottoporre pazienti anche stranieri a terapie scientificamente non provate, la Cina è diventata il quinto Paese più prolifico quanto a letteratura prodotta in questo filone di ricerca.

Lo rivela uno studio del Centro McLaughlin-Rotman per la salute globale, con sede in Canada, pubblicato sulla rivista scientifica britannica 'Regenerative Medicine'. L'analisi sottolinea innanzitutto quanto il Governo di Pechino stia generosamente investendo nella ricerca sulla medicina rigenerativa e stia aggressivamente reclutando scienziati d'alto profilo, che si sono formati all'estero. Insomma, si va avanti a suon di dollari e cervelli inseguendo l'ambizioso sogno di diventare leader mondiale in questo campo. Questa strategia, sottolineano gli autori dell'indagine, sta dando i suoi frutti. La Cina è passata da 37 pubblicazioni in medicina rigenerativa sulle riviste scientifiche nel 2000 a ben 1.116 nel 2008, dietro solo a Stati Uniti, Germania, Giappone e Gran Bretagna.
L'altra faccia della medaglia, però, è la disinvoltura con cui vengono praticate terapie scientificamente non provate, a base di staminali, su pazienti cinesi e molti stranieri in circa 200 cliniche del Paese. Questo, evidenziano i ricercatori, mette in dubbio la reputazione della Cina sulla scena della ricerca internazionale. Per migliorare in credibilità, affermano, dovrebbero essere rafforzate le norme introdotte di recente dall'Esecutivo per regolamentare questi trattamenti. Prima del maggio 2009, infatti, non erano richiesti trial clinici per determinare l'efficacia e la sicurezza di terapie geniche o a base di staminali. Per mettere dei paletti è stato necessario l'intervento e l'appello della comunità scientifica internazionale, che ora guarda alla Cina apprezzando i passi avanti compiuti, ma chiede di fare di più in nome dei "principi della moderna ricerca scientifica".
 

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