La disfunzione erettile si cura con gli ultrasuoni

| 20/01/2010 09:50

La disfunzione erettile adesso è possibile curarla utilizzando le onde d’urto, le stesse in grado di frantumare i calcoli renali: è quanto emerge da uno studio israeliano condotto dai ricercatori del Rambam Medical Center di Haifa guidati da Yoram Vardi.

Le onde d’urto sono in grado di stimolare la crescita di nuovi vasi sanguigni nella zona genitale, favorendo l’afflusso di sangue e, di conseguenza, migliori prestazioni sessuali. Lo studio è stato condotto su 20 uomini di 56 anni di età media con problemi d’erezione da almeno tre anni. Le disfunzioni erettili dei volontari, tutte di livello “moderato” o “lieve” – ovvero da 12 a 20 punti; in una scala di 30 punti, chiamata “indice internazionale di disfunzione erettile”, più basso è il punteggio, maggiore è il problema - alla fine delle tre settimane di trattamento con onde sonore a bassa intensità erano migliorate da 5 a 10 punti. “Un miglioramento di questo tipo, cioè oltre i 5 punti - spiegano gli studiosi - è considerato significativo”. Alla fine dell’innovativa cura, 15 dei 20 partecipanti allo studio sono stati in grado di continuare la propria vita sessuale senza fare più ricorso ai farmaci, e nessuno di loro ha subito effetti collaterali.
La nuova terapia si basa su una forma molto lieve di litotrissia: della tecnica, sviluppata più di 20 anni fa per il trattamento dei calcoli renali, sono state scoperte recentemente nuove proprietà legate alla salute dei vasi sanguigni. Le onde d’urto innescano infatti il rilascio del Vascular Endothelial Growth Factor (VEGF), sostanza che facilita la crescita di nuovi vasi.
Non solo calcoli renali e disfunzione erettile. Grazie a questa scoperta sulle proprietà delle onde, l’innovativa tecnica è attualmente allo studio da parte dei cardiologi per capire se e come potrà curare le malattie cardiache: l’applicazione più interessante, concludono gli studiosi, potrebbe risiedere nell’offrire un`ancora di salvezza per i pazienti troppo malati per sottoporsi all’intervento chirurgico di bypass al cuore, stimolando la crescita di nuovi vasi sanguigni nelle aree danneggiate.
 

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