Robot-chirurgo per gli interventi alla prostata

Urologia | | 20/01/2010 10:43

Gli interventi alla prostata assistiti dal robot stanno diventando sempre più la norma negli Stati Uniti e in altri Paesi, ma non è detto che questa tecnica sia la migliore: non ci sono ancora sufficienti dati sugli esiti a lungo termine, sottolineano il Dr. Declan G. Murphy del Peter MacCallum Cancer Centre a Melbourne, Australia, e i colleghi.

La chirurgia laparoscopica, in cui il chirurgo effettua l'operazione tramite piccole incisioni, di solito con la guida di un robot, viene spesso preferita perché meno invasiva e perché comporterebbe una riduzione del rischio, in particolare di incontinenza e impotenza, rispetto alla chirurgia standard. Ma uno studio americano condotto su quasi 9.000 uomini pubblicato a ottobre del 2009 ha scoperto che, se l'approccio tradizionale e quello non invasivo si equivalgono ai fini di rimuovere il tumore alla prostata, il rischio di impotenza e incontinenza e' in realtà più alto con la tecnica meno invasiva. L'equipe di Murphy ha perciò deciso di approfondire e capire i possibili svantaggi del robot-chirurgo passando in rassegna 68 studi sulla chirurgia laparoscopica assistita dal robot. La carenza di informazioni sugli esiti nel lungo termine caratterizza non solo questo settore, ma in generale la letteratura scientifica sulla rimozione del cancro alla prostata, notano i ricercatori sulla rivista European Urology. In circa un intervento su 250, il robot non e' riuscito a funzionare come avrebbe dovuto. Inoltre, i ricercatori australiani hanno trovato dati insufficienti sulla funzionalità dei pazienti dopo l'operazione e sulle condizioni nel lungo termine degli uomini affetti da cancro alla prostata ad alto rischio. Anche se alcuni studi hanno evidenziato una minore incidenza di complicazioni, le complicazioni registrate aumentavano quando i medici usavano metodi standard di reportistica. L'equipe australiana ha anche notato che per usare bene l'assistente robot il chirurgo umano deve essere molto abile: deve aver effettuato almeno 20 interventi di questo genere, ma per essere sicuri che non lasci alcuna traccia di tessuto canceroso nel malato, meglio che ne abbia fatti 80 o più. Infine, secondo questa analisi, la tecnica non invasiva non sarebbe più consigliabile per categorie speciali di pazienti quali gli obesi o chi ha gia' subito operazioni nella stessa area.

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