Dal Corriere della Sera: Con l'onda elastica si evita la biopsia

Redazione DottNet | 14/09/2008 10:52

L'elastografia sostituisce con successo la biopsia del fegato

Fino a non molto tempo fa l'unico metodo in grado di fornire una diagnosi precisa ed efficace delle alterazioni del tessuto epatico (la cosiddetta fibrosi, che nel tempo può peggiorare fino ad arrivare alla cirrosi) era la biopsia del fegato. Oggi si può contare anche sull'elastografia, tecnica non invasiva, facilmente riproducibile, facile da eseguire e senza complicazioni dirette. La conferma della validità di questa metodica nella diagnosi e nel monitoraggio delle malattie epatiche viene da uno studio pubblicato di recente sulla rivista Clinical Gastroenterology and Hepatology.
Nello studio sono stati esaminati 133 pazienti affetti da una malattia epatica cronica, candidati per una biopsia, con l'obiettivo di valutare l'eventuale presenza di gravi fibrosi epatiche. I risultati ottenuti con l'elastografia sono stati sempre comparabili con quelli della biopsia, anche se le risposte più accurate sono state ottenute nei casi in cui il paziente presentava una fibrosi diffusa.
«Per curare al meglio una serie di condizioni epatiche, dalle epatiti al fegato grasso, è fondamentale sapere se il fegato è fibrotico — premette Angelo Gatta, direttore della Clinica medica dell'Università di Padova e direttore del Centro della Regione Veneto per le malattie del fegato —. Valutare lo stato di fibrosi del fegato permette di vedere come evolve la malattia nel tempo e di evidenziare se si è verificata una regressione delle lesioni per merito delle terapie utilizzate. Ora, in alcuni casi, questo possiamo farlo con l'elastografia, evitando la ben più invasiva biopsia».
L'elastografia viene eseguita con un apparecchio che, attraverso una sonda ad ultrasuoni applicata sulla cute in prossimità del fegato, ne misura la rigidità: in pratica quando si appoggia la sonda si crea un'onda elastica la cui velocità di trasmissione è direttamente proporzionale alla rigidità dell'area di fegato esaminata, in genere un cono di un centimetro di diametro e 3-4 centimetri di lunghezza. Più il fegato è "duro" (fibrotico e cirrotico), più l'onda elastica si propaga rapidamente; più invece è "morbido" (fegato normale) più la velocità di propagazione dell'onda è bassa.
«Tra tutte le strategie non invasive di monitoraggio del fegato l'elastografia è quella che finora ha riscosso maggiori successi. I numerosi studi condotti hanno dimostrato che la tecnica permette una buona valutazione della fibrosi, soprattutto ai gradi estremi, ovvero iniziale e avanzato, permettendo così di diminuire il ricorso alla biopsia— puntualizza Gatta —. C'è invece ancora da lavorare per migliorarne l'accuratezza nel diagnosticare stati intermedi di fibrosi».
Per ora l'elastografia è disponibile solo nei principali centri per la cura delle malattie epatiche. «Sebbene siano ancora da definire le indicazioni precise, possiamo contare su una tecnica diagnostica in più, gradita ai pazienti e unica alternativa in tutti quei casi in cui la biopsia non è eseguibile, per esempio in presenza di deficit della coagulazione. Certo, anche l'elastografia ha i suoi limiti, per esempio nei pazienti obesi non consente di ottenere risultati attendibili » conclude Gatta
 

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