Sull’influenza A H1N1 l’opinione degli Italiani: perché non credono al vaccino e i sospetti sull’eccesso di allarmismo

| 26/01/2010 10:22

Da un’estesa ricerca Key-Stone per la prima volta in Italia indagati atteggiamento e comportamenti delle famiglie e le ragioni della rinuncia alla vaccinazione.

Nonostante il 17% dichiari che l’Influenza suina abbia contagiato almeno un componente della propria famiglia e abbia coinvolto oltre il 50% delle scuole frequentate dai figli, il 97% è contrario alla vaccinazione. Ma sono cambiate le abitudini igieniche nel 60% dei casi.

Conclusa un’ampia ricerca Key-Stone svolta su un campione rappresentativo di 600 famiglie italiane.

Dalla ricerca, pubblicata su Il Sole 24 Ore Sanità del 12-18 gennaio 2010 emergono alcune evidenze, riportate anche dall’agenzia ANSA, che mostrano come gli Italiani hanno reagito con maturità e consapevolezza, senza atteggiamenti irrazionali.

No al vaccino per il 97%. Anche se scopo preventivo sono cambiate le abitudini igieniche, resta forte l’opposizione alla vaccinazione; solo nel 5% delle famiglie almeno un componente si è sottoposto al vaccino e l’intenzione a effettuarlo in futuro è quasi irrilevante (2%). A pesare sulla decisione di non vaccinarsi soprattutto la sfiducia nei confronti dei vaccini in generale (25%) o di questo in particolare di cui non si è certi di sperimentazione e sicurezza (24%) e parere contrario del medico (21%), nonostante le indicazioni ricevute dal Ministero della Sanità.

Nell’informazione spicca il ruolo del medico per il 29%. La TV come sempre è canale fondamentale d’informazione, ma spicca il ruolo del medico che per dei casi. Al 29% anche giornali e riviste e Internet al 17%.

Niente panico per l’80%. Le reazioni alle notizie sono state principalmente di calma e fiducia, e solo il 20% ha manifestato preoccupazione o paura. La tranquillità si riscontra maggiormente tra chi ha chiesto informazioni al proprio medico.

Informati e consapevoli nell’85% dei casi. Ma le informazioni contrastati ricevute dai diversi mezzi hanno portato all’idea, ampiamente condivisa, di un allarmismo eccessivo per il 71% degli intervistati probabilmente creato per “interessi” di vario genere per il 98% di questi.

Per il 60% più igiene. La diffusione del virus ha inciso sui comportamenti preventivi di tipo igienico sanitari per il 59% delle famiglie, di cui l’80% ha aumentato l’acquisto di disinfettanti per le mani. Invece le abitudini sociali sono cambiate solo per il 12%, evitando luoghi affollati, mezzi pubblici, ecc.

Reazioni a sintomi influenzali senza paura per il 96%. Nel 69% delle famiglie si sono presentati sintomi di malattie influenzali (non solo da H1N1), ma ben il 43% ha pensato si trattasse di una normale influenza lasciandola al suo decorso e solo il 4% ha provato realmente timore recandosi, in rarissimi casi (1%), al pronto soccorso.

Almeno un caso di infezione da H1N1 nel 17% delle famiglie. La malattia ha riguardato nel 79% dei casi i bambini. E sempre riguardo i più giovani, nonostante sia stata riscontrata la presenza del virus nel 52% delle scuole frequentate dai figli degli intervistati, solo il 4% ha avuto paura del contagio e tenuto a casa i bambini.

In conclusione, gli Italiani hanno dimostrato un atteggiamento maturo e consapevole, anche le famiglie con figli minori, che presentano maggiori rischi di contagio. Comportamenti di tranquillità ma tutt’altro che superficiali, che nella maggioranza dei casi hanno visto l’adozione di adeguate precauzioni senza farsi prendere dal panico. Il tutto agevolato dagli effetti obbiettivamente “benevoli” nella stragrande maggioranza dei casi, di una pandemia certamente sopravvalutata dagli enti preposti a livello internazionale, OMS in primis.

L’articolo pubblicato da Il Sole 24 Ore Sanità con la ricerca integrale su:
http://www.key-stone.it/press_adv_pdf/Sole_24_ore_2010_01.pdf

Una breve riflessione
“Questo caso appare - dal punto di vista mediatico - non così lontano da altri fenomeni di cui si è discusso e, sia pur maggiormente severi, ci si è particolarmente allarmati nell’ultimo decennio (dalla SARS, all’aviaria e prima ancora la “mucca pazza”, etc.).
Ciò può contribuire a ridurre l’autorevolezza di organizzazioni internazionali, mass media, medicina in generale. Viene così spontaneo evocare “Lo scherzo del pastore” di Esopo e il suo "Al lupo, al lupo!". Nel momento in cui realmente si correranno dei rischi, sapremo davvero determinare quali atteggiamenti assumere al di là dell’allarmismo?” [Roberto Rosso, presidente Key-Stone]

 

www.key-stone.it

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