Fecondazione: Roccella, gravissima autorizzazione a diagnosi preimpianto

| 26/01/2010 11:58

fecondazione legge-40 sterilità

"L'autorizzazione del Tribunale di Salerno alla diagnosi genetica preimpianto per una coppia non sterile è una sentenza gravissima. Così si introduce il principio che la disabilità è un criterio di discriminazione rispetto al diritto di nascere". Commenta così il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, la decisione del giudice Antonio Scarpa del Tribunale di Salerno di dare il via libera, per la prima volta in Italia, alla fecondazione assistita e alla diagnosi genetica a genitori che non hanno problemi di sterilità ma sono portatori di una grave malattia ereditaria.
 

Nel testo della sentenza, sottolinea Roccella in una nota, "si parla di 'diritto alla salute dei soggetti coinvolti', ma, se si ritiene che ci sia un conflitto fra il diritto alla salute costituzionalmente garantito e la legge 40, la questione andrebbe sottoposta alla Corte Costituzionale e non può essere decisa da un Tribunale qualunque. Inoltre, del diritto alla salute di chi stiamo parlando? Non di quello della madre, e di certo non di quello dei dieci o 20 embrioni che verranno eliminati a favore di quello selezionato. Con questo metodo i magistrati possono scavalcare o modificare nei fatti qualunque norma". "L'accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita, riservato alle coppie infertili, è infatti - continua Roccella - il cuore della legge 40: la legge serve a dare alle coppie infertili le stesse opportunità di chi può procreare naturalmente e non serve a selezionare il figlio. Questa è eugenetica pura. Se la si vuole introdurre nel nostro Paese bisogna farlo in modo esplicito, sottoponendo la questione al Parlamento e quindi alla volontà popolare. Ricordiamo fra l'altro che sulla legge 40, e in particolare sui punti della diagnosi preimpianto e della possibilità di accesso alle coppie infertili, l'elettorato si è già espresso bocciando clamorosamente ogni tentativo di modifica".