Papillomavirus, vaccinata una bambina su tre. L’obiettivo è ancora lontano

Ginecologia | Redazione DottNet | 27/01/2010 19:17

Una bambina su tre si è già vaccinata contro il papillomavirus umano, principale responsabile del tumore al collo dell'utero.

Ma la battaglia contro l'Hpv, iniziata con l'introduzione della vaccinazione gratuita per le dodicenni nel gennaio 2008, seppur con una tendenza positiva, e' ancora lontana dall'obiettivo previsto dall'Istituto superiore di Sanità: immunizzare in cinque anni il 95% della popolazione femminile in quella fascia di età. I dati della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome - presentati dall'Osservatorio Nazionale sulla salute delle donne (Onda), in occasione della settimana europea della prevenzione del cancro alla cervice - registrano, aggiornati a giugno 2009, una copertura del 34% per le ragazze nate nel 1997 e di poco meno (26,7%) nella 'coorte' di nascita 1996. E mostrano una presa della campagna vaccinale ''a macchia di leopardo'': alcune Regioni hanno preferito concentrarsi sulle 13enni per poi passare alle 12enni (come il Veneto), mentre altre hanno introdotto più coorti in offerta attiva e gratuita (Basilicata, Friuli, Piemonte, Toscana, Valle d'Aosta). Altre ancora hanno previsto un prezzo agevolato (circa un terzo di quello al pubblico) per avvicinare le donne fino a 26 anni. Se molte Regioni, non solo al Nord (come Toscana, Lombardia, Liguria ed Emilia-Romagna) ma anche al Sud, come il Molise, hanno raggiunto medie attorno al 60%, altre, a partire dalla Puglia, non superano il 20% di copertura. Una partenza comunque ''non deludente, ma anzi di cui essere moderatamente soddisfatti'', spiega Antonio Tomassini, presidente della commissione Sanità del Senato, visto che ''il dato reale ad oggi si aggira attorno al 60% della copertura''. Certo, aggiunge il sottosegretario alla Salute Francesca Martini, quello della prevenzione contro il tumore al collo dell'utero ''è un obiettivo strategico del ministero'' che andrà perseguito attraverso una ''informazione più efficace'', senza escludere l'ipotesi di allargare la platea a cui rivolgere la vaccinazione gratuita. E proprio per guardare a una fascia più ampia di età (il vaccino è consigliato fino ai 27 anni, ma è stato ritenuto efficace anche per le donne fino ai 45 anni) Tomassini propone un ''social price'' attraverso il quale avvicinare più donne possibili all'immunizzazione. Oggi il suo costo si aggira sopra i 400 euro per l'intero ciclo, ''cifra - sottolinea il senatore Pdl - che è comunque un ottavo rispetto al costo di una degenza''. A causa del papillomavirus ''si registrano ogni anno 3.500 nuovi casi di cancro e 1.000 morti'' che potrebbero essere evitate con una diffusione della vaccinazione preventiva. L'ipotesi del 'prezzo sociale', che potrebbe attestarsi attorno ''ai 200 euro'' è stata subito accolta con favore dalla Sanofi Pasteur, industria farmaceutica che produce il vaccino: ''E' un'idea che risponde al diritto alla prevenzione uguale per tutti - ha detto Daniel Jaques Cristalli, ad dell'azienda - e siamo pronti a collaborare''.

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