Tumori: Favo, a sud screening cancro colon proposto a 1% persone a rischio

Gastroenterologia | | 28/01/2010 10:10

Troppe disparità in Italia per la prevenzione del cancro al colon. Al Sud, infatti, su una popolazione residente in età da screening di 4,5 milioni, solo 50.858 persone sono state invitate a fare un controllo: quindi solo l'1% del totale. E, di queste, hanno effettivamente fatto lo screening solo 15.550 persone. Al Nord invece, su una popolazione residente in età da screening di 6,731 milioni, 2,1 milioni di persone sono state invitate a fare un controllo e poco meno di 900 mila persone hanno effettivamente effettuato lo screening. Sono i numeri forniti dalla Federazione di associazioni di volontariato al servizio dei malati di cancro e delle loro famiglie (Favo).
 

Ogni anno in Italia vengono diagnosticati circa 35 mila nuovi casi di neoplasie colon-rettali, più frequenti negli over 60. Nella maggior parte dei casi, la diagnosi è tardiva perché ci sono pochi sintomi. Negli ultimi anni la mortalità è diminuita, ma l'unica arma realmente efficace resta la prevenzione. "I dati però non sono confortanti - afferma Francesco De Lorenzo, presidente Favo che in passato ha dovuto combattere contro un cancro al colon - non solo sul fronte della prevenzione, ma anche per quanto riguarda la disparità ancora molto forte che si verifica tra Nord e Sud d'Italia".
Per l'associazione c'è ancora molto lavoro da fare per tutelare la salute. "In questo compito le 570 associazioni di volontariato oncologico federate, alcune delle quali, come l'Aistom, specificamente impegnate nella lotta contro il cancro al colon, possono svolgere un ruolo molto importante attraverso tutte le associazioni collegate che si occupano di prevenzione. Le associazioni di volontariato – conclude De Lorenzo - potrebbero dare un contributo prezioso alle Regioni per superare i ritardi che si registrano nel nostro Paese soprattutto per sensibilizzare i cittadini a collaborare con le istituzioni per la realizzazione degli screening necessari per la diagnosi precoce, condizione indispensabile per elevare la percentuale di guariti".

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