Da Repubblica: Alimenti senza glutine, perché così cari

| 31/01/2010 12:23

Prezzi più alti per lo stesso prodotto, in certi casi anche doppi, a seconda che gli alimenti siano venduti in farmacia o al supermercato. Come ci ricorda il nostro lettore oggi i celiaci ricevono un buono erogato dal Servizio sanitario con un tetto mensile di spesa calcolato in base ai Larn, i livelli di assunzione raccomandati di nutrienti, messi a punto dalla Sinu (Società italiana di nutrizione umana).

Il buono è utilizzato dai consumatori quasi esclusivamente in farmacia, peculiarità tutta italiana. «All' estero i nostri alimenti vanno nella grande distribuzione, in Italia vince la farmacia. Ma il prezzo è solo uno dei fattori, anche se importante - ragiona Ulrich Ladurner, presidente di Schaer, azienda gluten free leader in Europa -. C' è anche la capillarità della farmacia, il rapporto personale, il grande assortimento, poter chiedere un consiglio». La differenza di prezzo è dovuta a intuibili logiche di mercato: se una catena di supermercati compra migliaia di cartoni di un prodotto direttamente dall' azienda e la farmacia solo due o tre, e con almeno treo quattro passaggi in più, si arriva al raddoppio del prezzo. «La grande distribuzione riesce a spuntare prezzi vantaggiosi - spiega Caterina Pilo, segretaria Aic, Associazione italiana celiachia - ma la scelta sullo scaffale è spesso limitata a pochi prodotti. I nostri costi sono paragonabili a quelli esteri, con la differenza che il nostro Servizio sanitario è l' unico al mondo a prevedere un aiuto. Altrove c' è la deducibilità fiscale o il rimborso della differenza tra prodotto tradizionale e senza glutine». Il mercato del senza glutine resta comunque una nicchia, con circa 85-90mila diagnosi, in aumento. Un po' per questo motivo, ma anche per una logica di servizio al consumatore, molte catene della grande distribuzione vendono non soltanto prodotti altrui ma anche quelli a proprio marchio. Coop, in particolare, ha una sua linea di 15 alimenti per celiaci inseriti nel registro e dunque erogabili gratis. Poi, seppure non in tutte le regioni, la grande distribuzione è riuscita a chiudere accordi con il Sistema sanitario accettando i buoni rilasciati dalle Asl. Lo ha fatto per prima Coop in Toscana; sono arrivate poi Emilia-Romagna, Liguria, Umbria e Piemonte, e presto Lazio e Campania. Accordo attivo per Esselunga con Toscana, Emilia Romagna e Liguria, in attesa Lombardia, Piemonte e Veneto. Resta una domanda: perché c' è un costo così più alto alla fonte? «Un pastificio - spiega Dino Trentin, responsabile vendite di Molino di Ferro, leader nella pasta di mais - produce circa mille quintali al giorno, noi quindicimila all' anno, ma abbiamo macchine, operai e costi analoghi, che gli altri ammortizzano lavorando a ciclo continuo. Il nostro mais, poi, è accuratamente selezionato e controlliamo tutta la filiera, dalla semina in poi. E il costo delle materie prime certificate è più elevato: il cioccolato costa il triplo». Per ottenere il marchio spiga sbarrata, che garantisce l' assenza totale di glutine, occorre infatti produrre su una linea riservata. «Noi abbiamo due paste di riso entrambe senza glutine - spiega Lucia Raina, divisione ricerca e sviluppo di Riso Scotti - ma abbiamo la spiga sbarrata solo su una, perché durante i processi di trasformazione la seconda potrebbe subire contaminazioni. Il nostro obiettivo è ottenere il marchio su tutti i nostri prodotti senza glutine, circa la metà della produzione». La linea dedicata costa. «Occorre un investimento tecnologico enorme - precisa Devi Crivellari di Abafoods, leader nelle bevande a base vegetale - che non può non incidere sul costo finale del prodotto».

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