Biologia, annodare il Dna del virus per evitare le infezioni

| 31/01/2010 21:19

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Stringere solidi nodi nel lungo filamento del Dna impacchettato nei virus per impedire le infezioni: riuscire a farlo richiederà ancora molto tempo, ma la strada è stata aperta da uno studio coordinato dall'Italia e pubblicato sulla rivista dell'Accademia delle scienze degli Stati Uniti, Pnas.

Era noto che lungo il Dna dei virus si trovano dei nodi, ma non si capiva come mai i virus riuscissero comunque a rilasciate il loro materiale genetico. ''Adesso abbiamo scoperto che l'infezione riesce comunque nonostante i nodi perchè questi si sciolgono naturalmente'', ha detto il coordinatore della ricerca, il biofisico Cristian Micheletti, della Scuola Superiore di Studi Avanzati (Sissa) di Trieste. Allo studio, condotto in collaborazione con Enzo Orlandini dell'università di Padova, Davide Marenduzzo dell'università di Edimburgo, Luca Tubiana della Sissa e l'università svizzera di Losanna e quella americana della Florida. I ricercatori hanno costruito al computer un modello del Dna racchiuso nei virus: una vera e propria impresa, considerando che il filamento di Dna racchiuso nel nucleo di una cellula umana (dal diametro di circa un centesimo di millimetro) è lungo circa due metri. Nel caso dei virus, il filamento di Dna lungo qualche milionesimo di metro è racchiuso in una capsula dal diametro cento volte più piccolo e, comprimendosi, forma dei nodi. Grazie al modello i ricercatori hanno capito perchè le infezioni avvengono nonostante il Dna del virus sia pieno di nodi. ''Si trattava il Dna come fosse una collana di perline, abbastanza flessibile e granulare, mentre - osserva Micheletti - non si considerava la struttura a doppia elice del Dna. Mettere questa struttura in uno spazio ristretto è come mettere a strettissimo contatto fra loro due viti, con le loro scanalature elicoidali: questo è possibile solo se sono orientate in modo tale da formare un piccolo angolo tra i loro assi''. In modo analogo, il Dna impacchettato nel virus tende a disporsi su piani in modo quasi parallelo, formando un piccolo angolo. In teoria diventa possibile ''annodare'' il Dna in modo che non possa sciogliersi naturalmente: in questo modo si potrebbe impedire al virus di rilasciare il proprio Dna nella cellula ospite, rendendolo così non infettivo. ''E' una prospettiva ambiziosa e che richiederà ancora molti anni di ricerca'', ha osservato Micheletti. Il prossimo passo, ha concluso, sarà costruire dei microscopici canali nei quali comprimere il Dna per osservarne il comportamento.