Da Repubblica: L´Italia ha il cuore matto e scatta la corsa ai farmaci per curarlo

Farmaci | Redazione DottNet | 03/02/2010 10:07

Il cuore degli italiani non sta bene. Se non si è già ammalato rischia di finire presto nei guai a causa di colesterolo e pressione alta, diabete e obesità.

E quando alimentazione e stili di vita sani non possono più nulla, quando integratori e bevande pubblicizzate come prodigiose hanno lo stesso effetto dell´acqua, arrivano i farmaci. Sempre di più. Di quelli per contrastare i problemi cardiovascolari ne compriamo qualcosa come 4miliardi e mezzo di euro in un anno (cioè 3miliardi e 700milioni da gennaio ad ottobre 2009). Sono la categoria di gran lunga più prescritta, rappresentano il 36,5% della spesa convenzionata mentre nel 2007 erano il 27,4%. Un boom. Trainato da molecole come le statine, che tengono sotto controllo il colesterolo e da sole costano un miliardo di euro. Nel 2009 ne sono state prese il 13,2% in più rispetto al 2008. Ma non ne staremo consumando troppo? «Dipende da cosa prendiamo in considerazione - risponde il direttore generale dell´Agenzia italiana per il farmaco, Aifa, Guido Rasi - Se si tratta di medicine per l´ipertensione, di anticoagulanti e antiarimici ben vengano. Non c´è inappropriatezza nelle prescrizioni. Se invece guardiamo alle statine non sono sicuro che l´equazione torni. Quei prodotti possono essere utili ma non producono sempre l´effetto sperato. Qualche volta lo stile di vita potrebbe sostituirli». Dai dati di Federfarma e dal rapporto «L´uso dei farmaci in Italia» di Aifa e Istituto superiore di sanità emerge il quadro dello stato di salute degli italiani. I problemi cardiovascolari sono seguiti da quelli gastrointestinali, quelli del sistema nervoso, quelli infettivi di vario genere, poi del sistema respiratorio. Compriamo una valanga di farmaci, spesso di tasca nostra. Nei primi nove mesi dell´anno scorso abbiamo speso 7miliardi di euro, circa il 3% in più rispetto all´anno prima, per medicine di classe C, ad obbligo di prescrizione ma pagate dal cittadino, e per i prodotti da banco. Lo Stato ha superato i 10miliardi.
La crescita non si ferma. L´anno scorso sono state prese in media 923 dosi al giorno ogni mille abitanti. Nel 2008 erano 896. Il tutto non incide sulla spesa in modo decisivo. Secondo Federfarma nei primi dieci mesi dell´anno scorso quella per i farmaci pagati dallo Stato è calata dell´1%. Secondo Aifa è salita della stessa percentuale. La differenza deriverebbe da un diverso criterio di calcolo: il primo è un dato calcolato al netto di ticket e sconti, il secondo è lordo. La spesa farmaceutica è sotto controllo da qualche anno. Tra il 2004 al 2009 è rimasta stabile. Contemporaneamente è aumentato il numero di medicine vendute. L´anno scorso si sono raggiunte circa 1miliardo e 700 mila confezioni, oltre il 10% in più di 5 anni prima. «Il consumo aumenta per l´invecchiamento della popolazione - prosegue Rasi - C´è probabilmente anche un po´ di medicina difensiva da parte dei medici. Ad esempio l´uso sistematico degli antiacidi associati a qualunque farmaco a rischio gastrico è forse eccessivo». A mantenere la spesa costante hanno contribuito i generici. In Italia ora coprono oltre un quarto del mercato. «Il risultato è buono ma dobbiamo andare avanti - conclude Rasi - ci sono Paesi in cui i generici sono il 40% dei prodotti venduti. Io da sempre chiedo che quanto si risparmia grazie a questi farmaci venga reinvestito in spesa per la salute».
 

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