Vertenza salute. Lusenti: basta con le ingerenze della mala politica

Silvio Campione | 05/02/2010 18:58

cassazione ospedale professione sanità-pubblica

Fa tappa a Napoli la "vertenza salute" promossa dalle organizzazioni sindacali della dirigenza medica, veterinaria, sanitaria e amministrativa del Servizio sanitario nazionale in difesa della sanità pubblica.

 Si tratta del secondo incontro di avvicinamento alla manifestazione nazionale in programma a Roma il 9 marzo. Sul tappeto, nel capoluogo partenopeo, le problematiche relative alla criticità di settore nel Sud. Un dibattito che si è sviluppato lungo l'asse della critica da parte loro a governo e Regioni per la sottostima del finanziamento del Ssn e i tagli di spesa, la 'rottamazione' dei medici e della dirigenza al raggiungimento dei 40 anni di contribuzione, lo svuotamento della contrattazione da parte della riforma Brunetta, la mancata approvazione del ddl su governo e rischio clinico, la mancata sottoscrizione del contratto nazionale del lavoro per il biennio 2008-09. "C'è preoccupazione per la sottostima del fondo sanitario nazionale, che si ripercuoterà sulle prestazioni che dobbiamo dare ai cittadini", dice il vicesegretario nazionale del sindacato farmacisti, mentre il segretario nazionale Sds Snabi, Paolo Levoni, pone l'accento sulla "sensazione che il sindacato sia stato delegittimato. La mia proposta è che si cerchi di recuperare un ruolo determinante nelle scelte di sanità pubblica". "La concezione del sistema - spiega il coordinatore nazionale F.a.s.s.i.d., Francesco Luca' - deve essere quella di una piramide al cui vertice c'è l'ospedale ma dove il territorio deve rispondere. Mettiamo sul territorio tutto quello che serve, laboratori, tac, risonanze, purchè l'ospedale diventi davvero un punto di riferimento". Non è mancato un passaggio sull'operato del presidente statunitense Obama che "sta cercando di rendere pubblica la sanità, mentre da noi, con scelte che non vengono dichiarate ma operate, stiamo cercando di privatizzare la sanità pubblica", secondo il presidente di Fvm Aldo Grasselli. Si rivolge direttamente al ministro Brunetta, il segretario nazionale della Fp Cgil medici, Massimo Cozza, sottolineando che "non vogliamo la trasformazione degli ospedali in caserme amministrate dalla cattiva politica. Non si possono abbandonare le regioni meridionali al proprio destino, ma c'è bisogno di fondi". Contro Brunetta anche l’intervento del segretario nazionale A.a.r.o.i.-E.m.a.c. Vincenzo Carpino, quando ha detto che bisogna "far capire ai nostri governanti che non possiamo essere trattati da burattini, tagliamo i fili e usciamo dal pubblico impiego". "La riforma pasticciata del 2001 ha creato uno stato di anarchia - rileva il presidente di Cimo-A.s.m.d. Riccardo Cassi - si parla di Servizio sanitario nazionale ma in realtà esistono 21 Ssn diversi. Si fa rottamazione a macchia di leopardo, si diminuiscono gli organici senza nessun piano a monte. Bisogna commissariare le Regioni, ma con qualcuno che viene da fuori e sganciato dalla politica". Tra le proposte avanzate, quella di maggiori risorse economiche, più adeguate al fabbisogno del Ssn, che i sindacati valutano in 110 mld di euro per il 2010 e 115 per il 2011; lo stanziamento di 15 mld di euro per un piano nazionale di ristrutturazione del patrimonio sanitario pubblico; la garanzia del turn over in ospedali e Asl per mantenere la sicurezza delle cure; la necessità di sanare le posizioni precarie. A chiudere i lavori è il segretario nazionale di Anaao Assomed Carlo Lusenti, che chiede una "maggiore attenzione verso il sistema per il quale lavoriamo. L'unica politica sanitaria in questo Paese si chiama razionamento. Noi medici non accetteremo mai più di essere chiamati macellai, fannulloni, spie".
Lusenti, ma qual è la responsabilità della politica, dunque?
Molta. Occorre meno cattiva politica, fatta solo di clientele, a fronte di una politica sana che si prenda le sue responsabilità, che sappia progettare. Abbiamo bisogno di una classe amministrativa meno indegna di questa.
Ciò si ripercuote anche nella qualità degli ospedali e dell’assistenza.

Infatti siamo decisamente indietro: basti pensare che lo stesso Bertolaso ammette che c’è scarsa attenzione nei confronti delle strutture vecchie e fatiscenti e costruite senza criteri anti sismici. In questo Paese manca un piano ospedaliero e con queste vertenze vogliamo appunto porre l’attenzione su questi temi che alla fine danneggiano soprattutto il paziente: si resta al pronto soccorso perché mancano letti, manca personale, apparecchiature. Ecco non bisogna arrivare all’anello finale sennò si tratta di irresponsabilità; colpe che vanno alla politica di ambo gli schieramenti, una politica che finora ha fatto poco o nulla. C’è poi molta differenza tra le varie realtà regionali dovute in larga parte alla qualità degli amministratori locali. IN alcune aree il cittadino vigila e pretende, in altre come al Sud si lascia fare al politico di turno con i risultati che vediamo.

E per quanto riguarda le assunzioni negli ospedali?

Siamo fermi: il turn over è bloccato al 50% in Campania siamo al 100% cioè zero assoluto. Questa Finanziaria impone spese per il personale inferiori dell’1,4% rispetto al 2004. Una follia: se questa è la politica le liste di attesa non finiranno mai.

Quando si parla di ospedali si pensa anche all’Intramoenia, a volte un boomerang per le strutture.

E’ quello che definisco un sistema ad assetto variabile, Mi spiego: in alcune regioni le cose vanno bene, in altre meno. Per questo motivo va riconosciuta la specificità regionale dell’Intramoenia in modo da adattarla alle diverse esigenze locali e che quindi devono essere frutto di accordi regionali. A noi comunque interessa che venga riconosciuto il diritto che riteniamo insopprimibile.

Silvio Campione