Obesità: fattore di rischio per patologie renali

| 11/02/2010 11:54

Uno studio condotto in USA dal dipartimento di patologia della Vanderbilt University School of Medicine in collaborazione con la divisione di nefrologia pediatrica del Monroe Carell Jr. Children's Hospital at Vanderbilt ha rivelato che il tessuto adiposo, in particolare il grasso viscerale, elabora delle sostanze bioattive che contribuiscono alle variazioni fisiopatologiche renali, emodinamiche e strutturali, correlate alla nefropatia indotta dalla obesità.

L’obesità rappresenta un importante contributo per l’insorgenza del diabete mellito, dell’ipertensione e delle malattie cardiovascolari, ognuna delle quali può promuovere la malattia renale cronica (CKD). Di recente, c’è stata un’opinione comune, secondo la quale in assenza di questi rischi, la stessa obesità aumenta in modo significativo la malattia cardiovascolare cronica e accelera la sua progressione.
Gli adipociti contengono tutti i componenti del sistema renina-angiotensina-aldosterone, inibitore dell’attivatore del plasminogeno, così come dei metaboliti adipociti-specifici quali acidi grassi liberi, leptina e adiponectina, con effetti sulla funzionalità e sulla struttura renale. Inoltre, il grasso viene infiltrato da macrofagi che possono alterare il loro fenotipo e promuovere un ambiente pro infiammatorio che anticipa i cambiamenti fisiopatologici nel rene associati all’obesità.
Il risultato di questi studi clinici sperimentali ha permesso di sottolineare come l'obesità sia un fattore di rischio indipendente per lo sviluppo e per progressione del danno renale.
Anche se le terapie in corso, volte a rallentare il danno renale progressivo, comprendono la riduzione di peso e si basano su l'inibizione del sistema renina-angiotensina, l'approccio dovrà probabilmente essere completato da interventi rivolti a target specifici per l’obesità, tra cui fattori infiammatori e citochine indotti dagli adipociti.
 

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