Concorsi, l’abuso di ufficio non esiste se vince il migliore

Silvio Campione | 16/02/2010 16:49

''L'abuso d'ufficio e il falso non sussistono'' se, ''anche in presenza di un accordo preventivo tra commissari'', a risultare vincitore di un concorso è comunque ''il candidato più meritevole''. E' il passaggio più significativo delle motivazioni della sentenza con cui lo scorso gennaio il Gup Alberto Gamberini ha ridimensionato la maxi inchiesta della Procura di Bologna che ipotizzava una regia nazionale per decidere a tavolino i concorsi di medicina in varie università (Bologna, Brescia e Verona), oltre a diversi episodi di corruzione per i rapporti tra gastroenteorologi di fama e case farmaceutiche.

 Una inchiesta praticamente dimezzata in udienza preliminare con 13 proscioglimenti su 26 posizioni e un processo che inizierà a settembre ma che verrà falciato dalla prescrizione e, in caso di condanne, coperto dall'indulto. Le accuse di corruzione sono praticamente cancellate, con un solo episodio che andrà a dibattimento, mentre i concorsi restanti, sei su undici, tutti di medicina interna, con le ipotesi d'accusa di abuso d'ufficio e falso ideologico, scontano, nel ragionamento del giudice, una oggettiva difficoltà riguardo la prova. Perché ci sia abuso di ufficio, scrive il giudice, ''è necessario che la condotta da parte del pubblico ufficiale sia intenzionalmente diretta a procurare a sè o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale, o ad arrecare ad altri un danno ingiusto''. Per Gamberini ''è pacifico come l'evento debba essere ingiusto in sè e non come riflesso della violazione di norme o dell'omessa astensione da parte del pubblico ufficiale''. Ma visto che ''il pm contesta agli imputati di aver indebitamente favorito alcuni candidati in luogo di altri'', sarà il magistrato che ''avrà l'onere di dimostrare in dibattimento che i soggetti che hanno ottenuto l'idoneità sono stati indebitamente favoriti rispetto ad altri che erano invece più meritevoli''. Tra i rinviati a giudizio ci sono la ex preside di Medicina di Bologna, Maria Paola Landini, nella parte riguardante i concorsi, il direttore del dipartimento di medicina interna e gastroenterologia del capoluogo emiliano, Roberto Corinaldesi, i professori Bernardino Vaira e Vincenzo Stanghellini, altri medici di punta del Dipartimento di Medicina interna e Gastroenterologia, e il professor Enrico Bartoli, direttore della clinica medica dell'Università di Novara, uno dei decani della specialità, chiamato in causa solo per i concorsi. Soddisfatto l'avvocato Guido Magnisi, legale del professor Corinaldesi che in udienza aveva parlato di prova impossibile: ''Quello del Gup è un inciso molto importante perché fa riferimento a quella giurisprudenza che dice che per esserci reato serve la prova dell'illiceità del risultato, cioè che non hanno vinto i migliori - ha osservato il legale - Trattandosi di concorsi per titoli e pubblicazioni e' una prova impossibile per l'accusa''. Il processo inizierà il 22 settembre.

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