Sindrome coronarica acuta, un colpito su cinque è recidivo

Cardiologia | | 16/02/2010 17:39

Un paziente su cinque con sindrome coronarica acuta (Sca), che colpisce in Italia 135 mila persone ogni anno, torna in ospedale entro 12 mesi dal primo episodio con una recidiva. E' il principale dato di un nuovo studio del Cineca (Consorzio interuniversitario fra 39 atenei) presentato in un convegno a Milano con l'intenzione di accrescere le conoscenze per migliorare la gestione dei pazienti affetti dalla malattia.

Secondo Aldo Maggioni, direttore del centro studi dell'Associazione dei cardiologi ospedalieri (Anmco), nei casi di Sca che si manifestano come angina instabile o infarto ''una delle cause di riospedalizzazioni per recidiva è la non corretta aderenza alla terapia considerata ottimale. Un paziente su tre infatti - spiega - dopo sei mesi non continua il trattamento con la doppia terapia antiaggregante e dopo 12 mesi lo fa solo uno su due''. Queste riospedalizzazioni fanno anche sì che lieviti la spesa sanitaria, visto che - come rileva lo studio - un paziente colpito da Sca costa in media 11.500 euro l'anno al Sistema sanitario, di cui l'85% riguarda proprio le spese sostenute all'interno delle strutture ospedaliere. Mentre l'uso degli antiaggreganti piastrinici (utilizzati spesso in doppia terapia con aspirina) pesa per il 2,2% sulla spesa totale. Da oggi a disposizione dei cardiologi italiani per curare i pazienti affetti da Sca, c'è un nuovo antiaggregante a base di prasugrel che, utilizzato sempre in abbinamento all'aspirina, permette di ridurre, rispetto all'attuale standard terapeutico (clopidogrel più aspirina) le probabilità di un evento cardiaco e della formazione di coaguli provocati dagli stent, evitando quindi il ricovero ospedaliero.

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