Padova, nuovi orizzonti per terapie contro ipertensione pubblicati risultati ricerca AOU

Cardiologia | | 17/02/2010 13:32

Nuovi orizzonti per la ricerca farmacologica contro l'ipertensione arteriosa, grazie a uno studio italiano che ha spiegato i meccanismi d'azione e gli effetti dei farmaci appartenenti alla famiglia dei sartani. L'autore è Lorenzo Calò della Clinica medica 4 dell'Azienda ospedaliero-universitaria di Padova, diretta da Achille Pessina.
L'ipertensione arteriosa - ricorda una nota - è il più frequente disordine cardiovascolare ed è un potentissimo fattore di rischio per malattie cerebrovascolari, cardiopatia ischemica, infarto del miocardio, scompenso cardiaco, insufficienza renale e vasculopatie periferiche.

Oggi per il trattamento dell'ipertensione esiste una decina di classi farmacologiche attive nella riduzione della pressione arteriosa. Tra le più recenti, quella dei sartani ha fornito riscontri di migliore tollerabilità da parte dei pazienti, nonché di efficacia nella protezione cardiovascolare e renale. Mancava però la necessaria dimostrazione sperimentale e meccanicistica di questo ulteriore effetto, che ora è arrivata. I risultati della sperimentazione hanno guadagnato la pubblicazione sul numero di gennaio della rivista scientifica internazionale 'Journal of Hypertension'.
Lo studio evidenzia che i sartani sono efficaci sulle complicanze a medio e lungo termine dell'ipertensione, quali i danni cardiovascolari e quelli renali. I sartani sono farmaci antipertensivi che bloccano il recettore AT1 dell'angiotensina II, un ormone che fra l'altro serve a controllare il livello della pressione corporea legandosi con due recettori: l'AT1, che ha la funzione di aumentare la pressione arteriosa e di indurre le complicanze cardiovascolari e renali, e l'AT2. I farmaci sartani, bloccando il recettore AT1 e impedendo a questo di legarsi all'ormone angiotensina II, fungono da 'antagonisti' dell'azione dell'angiotensina II e dunque agiscono come antipertensivi. Con la ricerca viene dimostrato che l'ormone è in grado di legarsi al suo recettore AT2, la cui stimolazione determina vasodilatazione, effetti antifibrotici e antiinfiammatori. "Un meccanismo di questo tipo - dichiara Calò - era stato supposto in base agli effetti di protezione cardiovascolare e renale ottenuti con questi farmaci e riportati da importanti studi clinici, tuttavia mancava l'evidenza sperimentale e meccanicistica a livello cellulare e molecolare. L'importanza dei risultati di questo studio - conclude - consiste nell'aver fornito la prova scientifica per la ricerca farmacologica volta alla identificazione di nuove molecole e quindi di nuovi farmaci in grado di attivare direttamente il recettore AT2 dell'angiotensina II".

Fonte: Adnkronos

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