Tentato omicidio ai danni del figlio adottivo: psicologa filtri adozione non hanno funzionato

| 17/02/2010 15:51

"I filtri dell'adozione questa volta non sembrano aver funzionato. O forse è mancato un sostegno psicologico alla famiglia, fondamentale nel primo anno, specie quando ad essere adottato è un bimbo non più piccolissimo, che quindi ha già vissuto dei traumi, come minimo quello della separazione". Lo dice Anna Oliverio Ferraris , ordinario di Psicologia dello sviluppo all'Università Sapienza di Roma, a proposito del caso della donna che, a Viterbo, è accusata di tentato omicidio e lesioni gravissime ai danni del figlio adottivo, un bimbo nordafricano di appena 5 anni."In ogni caso ora il piccolo, oltre al grave trauma fisico - dice la psicologa - si troverà a viverne un altro, perché probabilmente dovrà trovare una nuova famiglia".

Il bimbo, ricoverato in Terapia intensiva al Policlinico Gemelli di Roma con profonde lesioni alla testa e in altre parti del corpo, è stato adottato lo scorso novembre. "Da poco, dunque. E' bene sottolineare che i bimbi adottati possono essere anche molto 'difficili' da gestire: a volte possono far arrabbiare i genitori apposta, per metterli alla prova e vedere se li tengono anche se sono stati 'cattivi'. Oppure mostrano segni di immaturità legati alle passate esperienze, o un bisogno di affetto che li porta a sviluppare una grande dipendenza nei confronti dei nuovi genitori, o di ribellione. Oppure sono afflitti da continui incubi notturni. Insomma, l'assestamento può durare anche più di un anno".
"Ecco perchè - evidenza l'esperta - è davvero importante che le famiglie selezionate siano seguite nel loro percorso iniziale insieme a questi figli 'nuovi'". Non solo, è bene che le coppie che decidono di accogliere un bimbo non piccolissimo "siano molto preparate a quello che può accadere loro, per poter gestire le eventuali difficoltà senza entrare in crisi. Certo - aggiunge la Oliverio Ferraris - l'esplosione di violenza di questo caso sembra mostrare che la famiglia, dunque la madre ma anche il padre (il cui ruolo è molto importante) non era adatta ad adottare un bimbo, almeno di quella età".
Insomma, i tanti filtri che pure esistono per valutare le coppie che decidono di intraprendere la strada dell'adozione "questa volta non sembrano proprio aver funzionato. Ma ad essere mancato - aggiunge - è anche il sostegno psicologico, fondamentale nel primo anno, anche perché i neogenitori hanno ancora la possibilità di rinunciare al bimbo, se il rapporto proprio non funziona. E dunque vanno affiancati e sostenuti". Non bisogna dimenticare che accogliere un figlio comporta una serie di rivoluzioni nella vita dei genitori. "Adottarne uno già grandicello, e che ha subito dei traumi, necessita di grandissima disponibilità di tempo e pazienza. Le reazioni dei bambini possono innervosire, stancare. Ecco perché - conclude - è bene che i neo-genitori siano consapevoli, e non vengano lasciati soli".

 

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