Influenza, ecco come l'Europa si prepara all'epidemia

Redazione DottNet | 16/09/2008 14:36

Piani nazionali, misure a livello locale, stoccaggio di antivirali e vaccini. L'Europa ed il mondo si preparano a far fronte alla temuta, quanto probabile secondo gli esperti, prossima pandemia influenzale, dopo l'ultima verificatasi nel 1968 e che registrò circa 5 milioni di casi globalmente.

Piani nazionali, misure a livello locale, stoccaggio di antivirali e vaccini. L'Europa ed il mondo si preparano a far fronte alla temuta, quanto probabile secondo gli esperti, prossima pandemia influenzale, dopo l'ultima verificatasi nel 1968 e che registrò circa 5 milioni di casi globalmente. In Italia, sono al lavoro gli esperti dell'Istituto superiore di sanità (Iss), con un obiettivo: contenere l'impatto dell'eventuale pandemia ad un tasso al di sotto del 10% attraverso l'adozione di misure ad hoc. Del rischio pandemia se ne parla alla III Conferenza Europea sull'Influenza di Vilamoura e ad emergere è, innanzitutto, la necessità di predisporre azioni coordinate a livello internazionale al fine di contenere il più possibile le conseguenze dell'evento. A fare il punto è la ricercatrice Caterina Rizzo, del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute dell'Iss: ''Il rischio che un nuovo virus influenzale possa comparire, ad esempio a seguito di un 'salto' di specie dall'animale all'uomo, e che diventi capace di diffondersi in tutto il mondo a grande velocità, dando appunto luogo ad una pandemia - ha detto - è molto concreto''. Al momento, ha precisato l'esperta, ''il virus H5N1 dell'influenza aviaria è considerato il principale candidato per tale scenario, anche se non esistono certezze al riguardo''. Il punto, ha aggiunto, è che le pandemie influenzali ''si sono finora verificate con una certa ciclicità, ogni 20-30 anni, e gli esperti mondiali valutano altamente probabile il verificarsi di una nuova pandemia''. L'ultima, nel 1968, ha rilevato Rizzo, ''fece registrare 5 mln di casi, di cui 500.000 in Italia con 50.000 morti''. Dunque, i governi nazionali stanno cercando di prepararsi per tempo ed anche l'Italia, nel 2006, ha pubblicato un ultimo Piano pandemico. Ciò che ''stiamo facendo - ha spiegato la ricercatrice - è cercare di prevedere, utilizzando modelli matematici, l'impatto atteso della pandemia sulla popolazione e come contenerla''. E proprio su questo aspetto si concentra lo studio dell'Iss, in collaborazione con la Fondazione Kessler di Trento e recentemente pubblicato sulla rivista scientifica Plos one, che l'esperta ha presentato alla Conferenza europea: ''Sulla base di modelli matematici, il nostro studio -ha chiarito - dimostra che, applicando tutte le misure di contenimento previste, di tipo farmacologico e non, si potrebbe limitare l'impatto della pandemia al di sotto di un tasso del 10%, equiparabile a quello registrato durante una stagione influenzale 'cattiva'''. Tale obiettivo, però, potrebbe essere raggiunto, ha precisato, ''solo se un insieme di misure venisse messo in atto, ovvero: se si raggiungesse una copertura vaccinale del 60% nelle fasce di popolazione previste (come lavoratori dei servizi essenziali e categorie a rischio), se si distribuissero almeno 11 milioni di dosi di antivirali, se si attuasse la chiusura delle scuole e di tutti gli ambienti di lavoro non essenziali per almeno 4 settimane''. Al contrario, ha aggiunto, ''si è rilevato che una chiusura delle frontiere potrebbe solo ritardare l'inizio della pandemia''. Ma se la pandemia scoppiasse a breve, l'Italia sarebbe abbastanza 'pronta'? ''Ci stiamo preparando e si stanno facendo grandi passi. Il punto - ha sottolineato Rizzo - è proprio organizzare tutto in 'tempo di pace', quando l'emergenza non c'è, per essere pronti al bisogno. L'Italia ha già opzionato una quantità adeguata di vaccino e la macchina operativa è partita: si stanno approntando piani di intervento a livello locale e c'è un laboratorio di sorveglianza virologica quasi in ogni Regione''. Le istituzioni, insomma, sono al lavoro. La priorità è non farsi cogliere impreparati.

 

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