RU 486: preoccupa l’arrivo negli ospedali. I medici, siamo liberi di scegliere

Sanità pubblica | Silvio Campione | 22/02/2010 20:59

Day hospital o solo ricovero? L'arrivo, a giorni, della pillola abortiva negli ospedali, con la maggior parte delle regioni che ancora non si sono date indicazioni, sollecita preoccupazioni, appelli, prese di posizione, con un dibattito che riguarda le competenze regionali ma anche la libertà di scelta del medico e della paziente.

E il governo annuncia la richiesta di un parere al Consiglio Superiore di Sanità. ''Il governo deve mettere fine alla situazione diversificata, anarchica e a macchia di leopardo'' che si sta profilando nelle Regioni sulle modalità di utilizzo della pillola abortiva Ru486, aveva chiesto monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontificia accademia per la vita, rettore dell'Università Lateranense e cappellano di Montecitorio. Un'esigenza che il governo intende raccogliere: ''è sentita da molte parti'' ha ammesso Fazio, ''ma anche delle stesse regioni, di dare una normativa nazionale''. Ma se la Chiesa è preoccupata la voce laica dell'oncologo ed ex ministro della sanità Umberto Veronesi, spiega che la pillola abortiva ''è ormai accettata in tutta Europa e in tutto il mondo, in Italia è stata approvata dall'Aifa e non si può tornare indietro''. E Veronesi, sull'orientamento di concedere l'uso del farmaco solo in regime di ricovero (quando ad esempio in Francia la pillola è da anni usata in regime ambulatoriale), spiega: ''Io credo che non sarà più necessaria in futuro un'ospedalizzazione''. Per le Regioni parla Giovanni Bissoni, assessore alla Sanità dell'Emilia-Romagna, una delle sei regioni che ha già definito i protocolli di utilizzo, scegliendo il day hospital. ''Ritengo che in materia assistenziale, senza invocare obblighi che la 194 non ha mai previsto (si vedano in particolare gli articoli 8 e 15), devono essere i professionisti, e non la politica, a definire i migliori percorsi assistenziali sulla base delle competenze e conoscenze scientifiche''. Bissoni attende di leggere la lettera annunciata dal sottosegretario Roccella su come dovrà essere somministrata la Ru486, ''tenendo presente che, in materia di organizzazione e gestione dei servizi sanitari, la Costituzione tutela l'autonomia regionale''. E sulla RU486 ''il tentativo del governo di sfuggire al confronto con la realtà e di arrampicarsi su specchi confessionali, è un modo abbastanza patetico di fare i conti con il corpo elettorale'', rincara Nichi Vendola, governatore della Puglia e candidato del centrosinistra alle regionali. A Bissoni risponde il sottosegretario alla salute Eugenia Roccella: assicura ''pieno rispetto, per le competenze e le autonomie delle Regioni ma è evidente - aggiunge - che un parere di compatibilità legislativa non può che essere fornito dal Governo o dal Parlamento''. Interviene, fra i molti, anche il senatore Ds Ignazio Marino. La Ru486 somministrata solo in ospedale ma ''le modalità e la durata del ricovero - spiega - debbono essere discusse e decise in un contesto di relazione tra medico e paziente e valutate caso per caso, considerando ogni singola specificità''. ''Non servono -conclude - le lettere di sottosegretari ne' le minacce di altri politici: ancora una volta la politica dovrebbe rispettare il proprio ambito di intervento e non invadere quello di altre professioni''. Intanto aAlla vigilia dell'arrivo della pillola abortiva, solo 6 Regioni hanno deciso (3 per il ricovero ordinario e 3 per il Day Hospital) quale via di somministrazione adottare. Le altre aspettano indicazioni da Roma e c'è qualcuno che ha rimandato la scelta al dopo elezioni di marzo. Ormai manca solo la "fustella" e una volta che il Poligrafico dello Stato terminerà la stampa delle etichette, contenenti il codice a barra e le altre indicazioni di legge, la ditta francese produttrice della RU 486 inizierà a spedire le confezioni in tutta Italia. Questione di qualche settimana al massimo (si parla realisticamente di metà marzo), hanno confermato dal quartier generale di Parigi della Exelgyn. Ma le regioni ancora non sono pronte: solo 6 infatti, ed in particolare Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Toscana, Trento e Veneto, hanno già deciso come somministrare la RU 486 alle donne che vorranno effettuare l'aborto farmacologico in alternativa a quello chirurgico. Tutte le altre non hanno ancora preso una decisione. In particolare, Lombardia, Toscana e Veneto hanno deliberato per il ricovero ordinario per tutta la durata dell'interruzione di gravidanza (normalmente tre giorni), mentre Emilia Romagna, Piemonte e P.A. di Trento, hanno seguito la via della possibilità del Day Hospital, prevedendo appositi protocolli che consentono comunque il monitoraggio costante della donna, anche al di fuori dell'ospedale, per l'arco di tempo necessario all'aborto.

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