Sindacati medici, sciopero contro la convenzione

Silvio Campione | 23/02/2010 15:14

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Lo stato di agitazione e una giornata di sciopero nazionale sono stati proclamati dal Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami). Con l'iniziativa il sindacato vuole sottolineare il proprio disappunto verso il rinnovo della convenzione, delle certificazioni di invalidità e delle certificazioni di malattia.

 ''Sono gli ultimi atti di atteggiamenti ostili ai medici di famiglia, ai medici di continuità assistenziale ed ai medici del 118 - ha affermato in una nota Angelo Testa, presidente nazionale del sindacato -. Adesso basta, non ne possiamo più, abbiamo chiesto la deburocratizzazione della nostra attività e ci si risponde con un atto di indirizzo per il rinnovo dell'accordo collettivo, da parte delle Regioni, tramite la Sisac, che soddisfa soltanto chi crede di poter, come al solito, approfittare di misere cose che si leggono tra le righe. ''Non è più tempo di giochi - ha concluso Testa -. E' in itinere un coinvolgimento intersindacale di quelle forze sane che ancora oggi popolano il mondo sindacale sanitario. Stato di agitazione e sciopero nazionale di una giornata che coinvolga tutta la medicina del territorio''. In sintonia con lo Snami anche Salvo Calì, segretario nazionale Smi che conferma: “Sono state avviate le procedure per una giornata di sciopero nazionale della categoria. Uno stop di 24 ore di oltre 65 mila medici di medicina generale e del territorio”. “Il documento della controparte pubblica - spiega Calì - dimostra la volontaria 'disattenzione' del Governo e delle Regioni ai problemi della sanità del territorio e alla riorganizzazione delle cure primarie. Non sono previsti investimenti adeguati sul territorio e - aggiunge - si fanno pure dei giochi prestigio: si impegnano, infatti, per questo settore le già scarse risorse, prima destinate ai medici. Non solo: da un lato un taglio di stanziamenti e dall'altro un ulteriore stimolo alla 'deregulation' attuata in questi anni dalle Regioni con la previsione di stornare l'1,2% di incrementi alla trattative decentrate e di mantenere solo il 2% a quelle nazionali. Non c'è traccia inoltre dello 0,8% già riconosciuto a livello regionale per i medici dirigenti e per il comparto. Infine, scompare ogni investimento sull'innovazione tecnologica e si elimina l'indennità informatica: altro che incentivo alla trasmissione online di dati, delle ricette e delle certificazioni». Calì fa quindi un'osservazione: «Se non si completano le trattative decentrate in un tempo stabilito, perché si prevede un sistema sanzionatorio per i medici e non per le Regioni?» Il documento Sisac lascia perplessi anche dal punto di vista normativo. «È inaccettabile – spiegano alla Smi - che la piattaforma Sisac non accenni alle figure mediche a rapporto orario (continuità assistenziale, emergenza territoriale, medicina dei servizi), alla loro collocazione all'interno dei progetti di riorganizzazione, alla tutela della pari dignità con tutti gli attori della sanità territoriale».
Per la Cgil le proposte Sisac sono tutte da bocciare: “Troppe pretese e poche risorse nelle proposte della parte pubblica per il rinnovo della convenzione di medicina generale – affermano alla Cgil -. Per il prossimo incontro, convocato per il 3 marzo, si cambi». La Sisac, nell'ultimo incontro del 19 febbraio, “ha premesso che non vi era possibilità di ricevere tutto l'incremento a livello nazionale e che lo 0,8% rimaneva in sostanza una chimera. Una soluzione penalizzante per i medici convenzionati rispetto alla dirigenza e al comparto - fa notare il sindacato - anche alla luce dei diversi costi di produzione che il settore deve sopportare. Già questo - secondo Fp Cgil - sarebbe stato sufficiente a fermare la trattativa. Non riteniamo accettabile che l'informatizzazione sia in sostanza scaricata in modo indefinito sui medici”. “Si vincola l'indennità informatica, già insufficiente per le attuali incombenze, all'invio delle informazioni del 'patient summary', che richiede un ulteriore e non indifferente impegno professionale e medico-legale al medico di famiglia. Sempre allo stesso prezzo si richiede l'invio di uno specifico prospetto informativo sui pazienti cronici in carico, e si obbliga all'uso della posta elettronica certificata per tutte le comunicazioni - incalza il sindacato - nelle proposte avanzate dalla parte pubblica non solo manca lo 0,8 % in più, come previsto dalla dirigenza, ma la parte che si vuole rinviare agli accordi regionali (l'1,2 % del 3,2 % complessivo) diventa sempre più incerta. Si prevede infatti una penalizzazione del 30 % di questa quota, che i medici perderanno, semplicemente se le Regioni non faranno l'accordo entro un anno”.