Allarme mortalità neonatale: occorre ridistribuire i punti nascita

Ginecologia | Redazione DottNet | 03/03/2010 08:49

In Italia si registra un fenomeno di ''allarmante mortalità neonatale e materna: alcuni dati rivelerebbero una percentuale maggiore di mortalità, pari all'11-13%, rispetto a quella del 2,3% su 100.000 relativa all'Europa''. E' quanto emerso in occasione dell'audizione presso la Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori sanitari di esperti di ginecologia, ostetricia e punti nascita.

 Per prevenire il fenomeno e migliorare la qualità dell'assistenza, ha rilevato il direttore della Società di Neonatologia e Patologia Neonatale Franco Macagno, ''occorrerebbe ridistribuire i punti nascita chiudendo quelli con pochi parti, fare verifiche periodiche dei risultati, pubblicizzare le informazioni in modo che sia la stessa donna ad orientarsi verso i centri piu' attrezzati, fronteggiare il problema della popolazione immigrata, circa il 20%, con bisogni sensibilmente diversi''. Altro problema evidenziato dagli esperti, quello della disomogeneità della percentuale di punti nascita privati o accreditati: si va infatti da regioni virtuose come Piemonte, Liguria o Emilia, con la quasi totalità dei punti nascita pubblici, a Regioni, come la Campania, dove quasi la metà dei punti nascita accreditati sono privati. Il tema del rapporto pubblico-privato, hanno quindi sottolineato gli esperti, è strettamente collegato a quello dei parti cesarei, perchè il tasso dei cesarei è nettamente superiore nei centri privati: a fronte di circa il 34% di cesarei nel pubblico, si arriva a più del 60% nelle case di cura accreditate e a più del 75% nelle case di cure private. Il numero di cesarei, inoltre, è direttamente legato anche al numero di parti totali effettuati nelle strutture, nel senso che supera il 40% nelle strutture pubbliche in cui il numero di parti è inferiore ai 500. E ciò che emerge, ha sottolineato il presidente della Società italiana di Ginecologia ed Ostetricia (Sigo) Giorgio Vittori, è che ''spesso il cesareo è legato al timore di denunce, in un atteggiamento di 'medicina difensiva', con relativa devalorizzazione dell'assistenza''.

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