Dolore cronico, un paziente su tre si rivolge al medico di famiglia

Silvio Campione | 04/03/2010 16:53

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Un paziente su tre va dal medico di famiglia per patologie causa di dolore cronico. Lo rende noto la Società italiana di medicina generale (Simg) che ha promosso un'indagine sul comportamento prescrittivo dei medici di medicina generale, con il supporto del centro studi Mundipharma. L'indagine, che ha coinvolto 500 medici italiani per un totale di 789.248 pazienti, ha rivelato che circa il 27% degli assistiti soffre di una malattia importante associata a dolore cronico: artrosi (20,45%), tumori (6.07%), artrite reumatoide (0,85%).

''Il medico di medicina generale - spiega il presidente della Simg Claudio Cricelli - è dunque il primo interlocutore per la cura del dolore''. Fra le terapie farmacologiche prescritte dai medici, prevalgono i farmaci anti-infiammatori non steroidei (39,6% delle prescrizioni), seguita da quella di analgesici oppiacei (9,5%) e paracetamolo (3,9%). Secondo la stessa Simg, l'Italia è in ritardo rispetto gli standard europei nella prescrizione degli oppioidi per il trattamento del dolore. Nonostante ciò, ''grazie a un'ordinanza ministeriale del 20 giugno 2009 - spiega il coordinatore della Commissione ministeriale sulla terapia del dolore e le cure palliative, Guido Fanelli - e' stato abolito il ricettario speciale per la prescrizione dei farmaci oppioidi che ne limitava di fatto l'utilizzo. Oggi il medico ha dunque a disposizione più possibilità di cura, che dovrebbe sfruttare al meglio per garantire la migliore assistenza al proprio paziente'', conclude Fanelli. La Simg segnala che tra settembre 2008 e lo stesso periodo del 2009 il consumo di farmaci oppioidi è incrementato in Italia del 16,14%, il maggior incremento in Europa. Riporta inoltre che l'impiego di analgesici oppiacei è maggiore nelle regioni del centro (11,10%) e del nord (10,49%), rispetto al Sud d'Italia (7,7%). La regione più virtuosa risulta essere la Toscana (17,2%) mentre il Lazio registra la prevalenza d'uso più bassa (8,6%). Per Cricelli, ''le nuove norme favoriscono e facilitano la prescrizione dei farmaci oppioidi e permettono oggi di superare le antiche barriere burocratiche e ideologiche che ne impedivano la diffusione. Eppure - rileva - al fine di sfruttare queste nuove opportunità terapeutiche, e' anzitutto necessario che il medico di medicina generale abbia la possibilità di seguire un adeguato percorso formativo sull'utilizzo di questi farmaci e le loro potenzialità''.