Dislessici e brillanti: l’intelligenza non dipende dalla capacità di lettura

| 08/03/2010 17:13

dislessia pediatria

Da Leonardo da Vinci ad Einstein, passando per Picasso e Walt Disney: casi di dislessici illustri per i quali le difficoltà di lettura o scrittura non corrispondevano certo a deficit di intelligenza o creatività. A suffragare l’ipotesi che dislessia e capacità cognitive non abbiano quindi un rapporto direttamente proporzionale sono i ricercatori americani della Yale School of Medicine e dell’University of California in uno studio i cui risultati sono pubblicati sulla rivista Psychological Science. Analizzando i dati raccolti in 12 anni sullo sviluppo cognitivo e comportamentale di 445 bambini del Connecticut, gli studiosi hanno scoperto infatti che mentre nei lettori “normali” quoziente intellettivo e capacità di lettura non solo procedono di pari passo ma si influenzano a vicenda, nei bimbi dilessici tra i due elementi non esiste correlazione: ecco perché una persona che ha difficoltà di lettura può allo stesso tempo essere geniale e brillante.

Chi non ha problemi di dislessia impara in fretta come associare le lettere ad un suono corrispondente: “Tutto quello che bisogna fare è guardare le parole e il procedimento della lettura è automatico – spiega Sally Shaywitz, autrice dello studio –. È come respirare, non c’è bisogno di dire ai propri polmoni di riempirsi di aria. Per un dislessico, invece, il processo rimane manuale, come se vedesse sempre una parola per la prima volta”. “I nostri studi sull’assenza di corrispondenza tra quoziente intellettivo e abilità nella lettura – conclude Shaywitz – confermano che è possibile definire la dislessia come una inattesa difficoltà con le parole nei bambini che ne sono affetti, e che avrebbero invece tutte le carte in regola per imparare a leggere senza incontrare alcun ostacolo cognitivo”.

Fonte. AdnKronos