Certificati on line: intervista con Cozza (Cgil) e Milillo (Fimmg), si va avanti col cartaceo.

Silvio Campione | 17/03/2010 16:06

Certificati on line, ancora dubbi e incertezze. Decine di medici si sono iscritti al Gruppo omonimo sul nostro Social Dottnet proprio per ottenere maggiori chiarimenti su come poter ottemperare a una legge nebulosa. Abbiamo chiesto al segretario della Cgil Medici Massimo Cozza e al segretario della Fimmg Giacomo Milillo come in effetti stanno le cose a diversi mesi dall’annunciato avvio del nuovo sistema di invio dei certificati medici in via telematica all’Inps e quindi al datore di lavoro: “Siamo a metà marzo e i medici non possono ancora accedere all’inoltro on line nonostante le ampie rassicurazioni da parte del ministro Brunetta che li aveva annunciati già da gennaio 2010, con la legge che li prevedeva fin dal dicembre 2009”, afferma Massimo Cozza.

 Che tranquillizza la categoria: “In mancanza di alternativa – precisa il sindacalista – l’unica certezza resta il cartaceo. Per cui diciamo ai medici di continuare come fatto finora, perché non ci saranno sanzioni per nessuno a causa dell’inapplicabilità della legge”. Già ma dov’è il problema? “Nella dotazione informatica destinata al professionista – risponde Cozza -. Se per esempio con le invalidità civili siamo a buon punto, anche perché i numeri sono oggettivamente più piccoli, con la certificazione il discorso cambia facendosi decisamente più impegnativo”. “Il problema consiste nel collegamento telematico con l’Inps che a sua volta deve inoltrare il certificato al datore di lavoro – spiega il leader della FpCgil -. E ai medici non è stato ancora spiegato il software da utilizzare, premesso ovviamente che tutti devono disporre di un pc con collegamento”. Cozza aggiunge anche che sarà una circolare a dover spiegare tutto “e solo in presenza di questo documento potremo giudicare. Nelle more si va avanti col vecchio sistema”. E ancora: "Il buon senso fino ad oggi ha prevalso perché le sanzioni del ministro non possono naturalmente trovare applicazione da parte di Regioni e Aziende sanitarie. C'è però un altro gravissimo pericolo che incombe sulla categoria – incalza Cozza -: anche per tutte le assenze brevi la legge impone il riscontro di dati clinici, pena per il medico licenziamento e carcere. E se, ad esempio, viene riferita una cefalea? Con la demagogia non si va avanti” conclude il segretario della Cgil medici. Giacomo Milillo, segretario della Fimmg rincara la dose: “confermo che per ora si va avanti così anche perché non ci sono alternative”. “Non sappiamo neppure su quale piattaforma si avvierà la fase sperimentale – sottolinea Milillo -. Solo dopo comincerà il cammino verso la fattibilità del progetto. Ma sono ancora molti i problemi indicati dallo stesso ministero, come ad esempio la banda larga a cui non tutti possono accedere”. “Non solo – conclude Milillo -. Non possiamo certo pretendere che un medico in visita domiciliare torni allo studio per inviare il certificato all’Inps: dovrà necessariamente disporre di un sistema che gli consentirà di farlo direttamente dalla casa del malato. Si potrebbe ipotizzare un palmare o un sms, ma siamo in alto mare”.
Silvio Campione
 

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