Dolore cronico: la prima visita dopo oltre 4 mesi

Medicina Generale | | 16/03/2010 16:09

Presentati i risultati dello studio PAIN STORY Piemonte condotto su 6 ospedali della regione. Ancora scarsa la corretta misurazione del dolore e contenuta la percentuale di utilizzo degli oppioidi nel trattamento terapeutico. Oltre quattro mesi: questo in media il tempo che impiega un paziente con dolore cronico a recarsi dal proprio medico curante. Eppure, in 3 casi su 4 (75,5%) l’intensità del dolore è tale da ‘controllare la loro vita’, e in più della metà dei casi il dolore interferisce con le capacità professionali (65,8%) e minaccia i rapporti familiari (54%). Questa la situazione emersa dallo studio PAIN STORY Piemonte, l’indagine su 240 pazienti curati nei Centri di Terapia del dolore di 6 ospedali* piemontesi, condotto dal Gruppo Studio Terapia del dolore Piemonte in collaborazione con AISD Piemonte (Associazione italiana per lo studio del Dolore) e Federdolore Piemonte. “I dati – spiega la dottoressa Rossella Marzi, coordinatrice del Gruppo Studio – evidenziano come anche in Piemonte, una delle regioni più avanzate per quanto riguarda la cura del dolore, non ci sia ancora una sufficiente cultura sul territorio. Il dolore in molti casi è vissuto come sintomo da sopportare mentre, in realtà, può diventare una vera e propria malattia invalidante e, come tale, necessita di un adeguato approccio terapeutico.” Una volta arrivato dal proprio medico curante, il paziente solo nel 24,7%, è sottoposto alla misurazione del dolore, strumento indispensabile per valutare la gravità del caso e impostare una corretta terapia. Secondo le indicazioni fornite dalle Linee Guida Internazionali OMS-ESMO-EAPC, gli oppioidi sono i farmaci indicati per il controllo di dolore di media e forte intensità.

“La mancanza di una corretta misurazione dell’intensità, della gravità e della durata del dolore da parte del proprio medico curante - spiega la Marzi - porta spesso ad un trattamento farmacologico non completamente adeguato: il 45,5% dei pazienti riceve trattamenti a base di antiinfiammatori comuni (FANS) mentre solo il 23% è in cura con oppioidi deboli e il 13,5% con oppioidi forti”. La situazione cambia, in parte, quando i pazienti arrivano, spesso su consiglio del medico curante (65% dei casi), al Centro di Terapia del dolore dell’ospedale: il 53,3% di essi è in cura con oppioidi (deboli – 32,2% e forti – 21,1%), mentre il 30,4% sono trattati con antinfiammatori (FANS). “Rimane in ogni caso bassa la percentuale di utilizzo degli oppiacei, che sarebbero i farmaci d’elezione per il 64,1% dei pazienti, che soffrono di dolore elevato (NRS 5-10)”- spiega la Marzi. “Nonostante la situazione migliori nei Centri di terapia del dolore, anche in questa sede gli oppioidi risultano sottoutilizzati. – commenta il professor Guido Fanelli, coordinatore della Commissione ministeriale sulla terapia del dolore e le cure palliative – Per migliorare la situazione, il ddl sulle cure palliative e la terapia del dolore, approvato dalla Camera il 9 marzo, ha di fatto semplificato la prescrizione di questi farmaci, abolendo il ricettario speciale che ne limitava l’utilizzo. Inoltre, viene posto l’obbligo di riportare in cartella clinica il tipo di dolore, la terapia impiegata e i risultati ottenuti”. Il nostro Paese risulta ancora in ritardo rispetto agli altri Paesi europei. Questo aspetto emerge anche dai dati del Centro Studi Mundipharma, secondo i quali a settembre 2009 l’Italia si classificava ultima in Europa per spesa pro capite destinata agli oppioidi, con un valore pari a 0,83 €, contro una media europea di 3,87 € (valore massimo della Germania: 8,42 €).

 

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