Scoperta nel cervello culla dei ricordi

Psichiatria | Redazione DottNet | 18/09/2008 11:19

Scienziati come Indiana Jones, alla ricerca della culla dei ricordi nella nostra mente. Un semplice trucco mnemonico, di quelli usati dai bambini per imparare poesie ed elenchi, ha aiutato i ricercatori dell'University of California Davis (Usa) a scoprire il ruolo finora sottovalutato di un'area del cervello, la corteccia peririnale, che contribuisce alla formazione dei ricordi. La scoperta, si legge su 'Neuron', aumenta la comprensione dei meccanismi che ci permettono di fissare nella mente fatti e parole. In effetti il cervello mette insieme diversi elementi come le tessere di un puzzle (cosa, chi, dove e quando), per formare un ricordo completo.
"Si pensava che tutto questo procedimento si verificasse interamente nell'ippocampo, ma sembra proprio non sia così", spiega Charan Ranganath, docente del Centro di neuroscienze dell'ateneo e del Dipartimento di psicologia, che ha diretto lo studio.
 

"Volevamo sapere come le aree cerebrali che codificano la memoria fossero organizzate - aggiunge Ranganath - per capire se, quando la memoria fa cilecca per colpa dell'età o dell'Alzheimer, c'è un modo di sapere se possiamo contare su altre strutture cerebrali, che ancora funzionano bene".
Così il gruppo di studiosi è ricorso alla risonanza magnetica funzionale e a un gruppo di 'cavie umane', per vedere quale parte del cervello fosse attiva, quando i volontari erano impegnati in un semplice esercizio: memorizzare coppie di parole come 'motore e orso' o 'fegato e albero'. In questo esperimento i volontari hanno memorizzato le coppie sia come parole separate che potevano essere unite in una frase, sia come componenti di una nuova parola, ad esempio 'orso a motore'. "Insomma, abbiamo usato una sorta di trucco della memoria", spiegano i ricercatori.
Quando i volontari hanno memorizzato le coppie di parole sotto forma di composti, i ricercatori hanno visto accendersi la corteccia peririnale. E proprio questo fenomeno permetteva di prevedere se i volontari sarebbero poi stati in grado di ricordare con successo queste coppie di parole, anche in futuro. Insomma, questa parte del cervello è una sorta di culla dei ricordi, destinata a registrare semplici associazioni. Queste informazioni, poi, vengono passate all'ippocampo, che può creare ricordi più complessi, come ad esempio fissare il momento e il luogo in cui abbiamo visto un oggetto o una persona, spiegano gli autori del lavoro, finanziato anche dai National Institutes of Health americani.

 

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