Ru-486, obbligo di ricovero

Redazione DottNet | 18/03/2010 22:49

Obbligo di ricovero: è stata una piena conferma delle modalità per la somministrazione della pillola abortiva RU-486, quella arrivata in tarda serata di giovedì dal Consiglio Superiore di Sanità. A breve, ha detto il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, è previsto l'arrivo delle linee guida. L'organo consultivo del ministero della Salute ha confermato così i pareri espressi già nel 2004 e nel 2005, secondo i quali in caso di interruzione di gravidanza per mezzo della Ru486, la donna ''deve essere trattenuta'' in ospedale o altra struttura prevista ''fino ad aborto avvenuto''. Il parere delibera che ''come unica modalità di erogazione'' della pillola abortiva RU486 ci sia ''il ricovero ordinario fino alla verifica dell'espulsione completa''. Ciò, ha precisato Fazio, per garantire ''la tutela psicofisica della donna e il rispetto della legge 194''. Il Consiglio Superiore di Sanità, ha quindi sottolineato Fazio, ha espresso il suo parere ''anche sulla base della letteratura internazionale in materia e del parere di un altissimo magistrato della Corte Costituzionale''.

 I ''due pilastri'' della decisione, sono stati appunto, ha ribadito il ministro, il rispetto ''dell'integrità della persona intesa come un unicum e il rispetto della legge dello Stato sull'aborto''. Viene risolto così uno dei principali nodi del dibattito acceso sulla Ru486, ossia la compatibilità fra la pillola abortiva e la legge 194 sull'interruzione di gravidanza: la prima era infatti generalmente considerata un metodo abortivo ''a domicilio'', mentre la legge 194 prevede che l'aborto avvenga in una struttura pubblica. In seguito al parere del Consiglio Superiore di Sanità, il ministro della Salute ha firmato la notifica alle Regioni in cui si invitano gli assessorati ''a garantire che le strutture si adegueranno'' alle modalità indicate dal Css. ''A breve'', ha detto infine Fazio, sono attese le linee guida del ministero della Salute per ''il monitoraggio e la valutazione'' della somministrazione''. Ora, quindi, secondo quanto sottolineato dal sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, non ci saranno più ''margini di dubbio''. ''Il ricovero dall'inizio alla fine della procedura - ha aggiunto - è l'unica modalità per fornire alle donne le stesse garanzie offerte con il metodo chirurgico''. ''Si tratta di una decisione corretta e tesa a limitare il più possibile i danni oggettivi che la pillola abortiva RU486 crea'', ha detto mons. Rino Fisichella, presidente della Pontifica accademia per la vita, fermo restando però, ha aggiunto ''la nostra più viva contrarietà alla RU486, che rimane in ogni caso una pillola abortiva''. Il Piemonte, Regione che con la propria sperimentazione all'ospedale Sant'Anna di Torino ha spianato la strada all'introduzione dell'RU486 in Italia, seguirà le prescrizioni indicate dal governo, ha detto Mercedes Bresso, presidente regionale uscente. Critiche dall'opposizione. ''Somministrare la pillola abortiva Ru486 solo in ricovero ordinario e' una saga dell'ipocrisia'' perché, ha detto Livia Turco (Pd) ''significa che le donne usciranno dall'ospedale dopo aver firmato le proprie dimissioni e questa non è certo la via per tutelare la loro salute''. Per il ginecologo torinese Silvio Viale, esponente dei Radicali e fra i primi a sostenere e sperimentare la RU486 in Italia, si tratta di ''un parere politico di non esperti'', la donna ''non sarà costretta a rimanere in ospedale perché l' aborto non avviene con un intervento unico, ma attraverso due distinte somministrazioni di farmaci. E fra la prima e la seconda non c'è nessun bisogno clinico del ricovero''. Anche in Toscana, ha infine ricordato Viale, ''dove il protocollo relativo all'Ru486 prevede il ricovero ordinario, le donne non sono mai rimaste in ospedale fra la prima e la seconda somministrazione''.

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