Ricerca: distrofia muscolare, farfalle della solidarietà in piazze italiane

| 19/03/2010 10:48

Anche quest'annol'Unione italiana lotta alla distrofia muscolare (Uildm) promuove la propria Giornata nazionale, 'colorando' 500 piazze italiane per difendere i diritti delle persone colpite da questa malattia neurodegenerativa.
Da marzo, da un estremo all'altro dello Stivale, arrivano le Farfalle della solidarietà: farfalline di peluche ripiene di ovetti di cioccolato che verranno distribuite dai volontari Uildm, a fronte di un contributo minimo di 5 euro, insieme a materiale informativo sull'Associazione, sulle distrofie e le altre malattie neuromuscolari.
'Una città possibile' è il progetto a cui è dedicata l'iniziativa, contro tutte le barriere, architettoniche e culturali. Con esso l'Associazione punta a garantire la mobilità delle persone con disabilità colpite da distrofie o altre malattie neuromuscolari e l'assistenza alle famiglie, in particolare nelle città che ospitano le 76 Sezioni provinciali Uildm.
 

"Questo progetto - spiega Marco Rasconi, presidente della sezione Uildm di Milano, una delle tante dove sono stati investiti i fondi raccolti dalla campagna 2009 - ci ha permesso di incrementare i servizi di trasporto per i nostri soci, aiutandoci a coinvolgerli in maniera più attiva in tutte le nostre iniziative e a sviluppare servizi nuovi e utili, dall'accompagnamento a visite o sedute di fisioterapia ad attività legate al tempo libero e allo sport". Per riuscire a mettere a disposizione i mezzi di trasporto attrezzati (furgoni) e le persone specificamente e altamente formate (volontari) necessari alla realizzazione del progetto in oltre 70 città, servono però il sostegno e il contributo di tutti i cittadini, ricorda in una nota la Uildm.
Una scoperta fatta da un gruppo di ricercatori dell'Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna potrebbe contribuire a combattere il tumore delle ossa. Nel modello sperimentale, infatti, le cellule di sarcoma di Ewing non sviluppano più masse tumorali se si 'toglie' una proteina di membrana nota come CD99. In sostanza, si apre una nuova strada per il trattamento dei tumori delle ossa: individuando l'origine del processo che porta le cellule a diventare maligne, si può tentare di intervenire sulla causa. Il risultato, fa sapere l'istituto, arriva dopo quattro anni di ricerca. "È un lavoro importante - spiega Katia Scotlandi, responsabile del Centro di riferimento specialistico 'Sviluppo di Terapie Biomolecolari' del Rizzoli - risultati di questa portata vengono raggiunti solo raramente nella vita da un ricercatore. Per arrivarci il nostro gruppo del Laboratorio di Oncologia Sperimentale del Rizzoli ha collaborato con un gruppo statunitense dello Utah e in Italia con l'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e l'Istituto Superiore di Sanità".
 

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