Urologi, no allo screening di massa per il tumore alla prostata

| 21/03/2010 11:25

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No allo screening di massa per il tumore alla prostata sopra i 50 anni, in modo da evitare diagnosi affrettate e ansia ai malati. Non indugiare, invece, sulle categorie a rischio. A queste conclusioni è giunta la Società italiana di urologia oncologica (Siuro), in un convegno a Bologna, al termine della settimana di prevenzione dei tumori ed andrologica. Indicazioni che saranno inserite in una sorta di decalogo informativo per medici e pazienti.

 ''A differenza di altri tumori, come ad esempio quello alla mammella - ha spiegato Giuseppe Martorana, presidente Siuro e direttore della clinica andrologica dell'ospedale Sant'Orsola Malpighi - il carcinoma della prostata ha molte forme non aggressive. Motivo per cui non riteniamo che debba arrivare a tutti i maschi che hanno compiuto cinquant'anni una cartolina dallo Stato con l'invito a fare il test del Psa, l'esame ematico che permette una diagnosi precoce''. Il rischio, per il presidente della Società degli urologi, è che il test ''faccia venir fuori tutti i tumori prostatici in modo indistinto, quelli realmente da trattare e quelli no. Creando così un tunnel d'ansia ai malati''. Ciò nonostante, Martorana ha sottolineato l'importanza di ricorrere all'esame ''quando ce n'è realmente bisogno: ad esempio nei casi in cui il tumore abbia colpito i familiari o quando ci siano dei sintomi. In questi casi non bisogna indugiare, per non scivolare nell'eccesso opposto''.