Medici convenzionati e astensione biennale per assistenza a portatori di handicap

Giovanni Vezza | 22/03/2010 14:31

La legge 53/2000 e la legge Finanziaria per il 2001 (legge 388/2000, art. 80 comma 2) introducono l'opportunità, per i genitori di persone con disabilità grave, di usufruire di due anni di congedo retribuiti.
La condizione di gravità può essere dimostrata esclusivamente con una specifica attestazione rilasciata dalla Commissione medica di accertamento, presente in ogni Azienda Sanitaria Locale (ASL). L’attestazione non può essere sostituita da una autocertificazione, e non sono validi gli altri certificati di invalidità civile, sia essa parziale oppure totale.
Hanno diritto di usufruire dei due anni di congedo i genitori naturali o adottivi, oppure, se questi sono invalidi a loro volta, i fratelli o le sorelle della persona disabile grave.
Agli affidatari di persone con handicap sono stati riconosciuti gli stessi diritti dei genitori naturali o adottivi: beneficiano quindi sia dei permessi lavorativi previsti dalla legge n. 104/92, sia del congedo retribuito dei due anni. Il congedo di due anni spetta alternativamente alla madre o al padre ed è frazionabile nel tempo (non può essere cioè utilizzato contemporaneamente da entrambi i genitori).
 

I congedi a favore dei lavoratori con un figlio disabile grave, minorenne o maggiorenne, spettano anche nel caso in cui l'altro genitore non lavora, ma è richiesta la convivenza con i genitori. Se il figlio disabile grave non è convivente i congedi lavorativi spettano solo se sussiste il requisito della continuità ed esclusività dell'assistenza.
I congedi di due anni sono retribuiti entro l'importo massimo annuo di euro 36.151,98 (lire 70.000.000) e un limite giornaliero di euro 99,05 (lire 191.780).
Questa disposizione normativa comincia ad essere conosciuta dai medici e dagli odontoiatri a rapporto d’impiego (ospedalieri e dipendenti di case di cura), i quali nella maggior parte dei casi utilizzano il biennio di astensione a ridosso del collocamento in quiescenza, come una sorta di pensione di anzianità o di vecchiaia anticipata, giovandosi del mantenimento delle condizioni economiche e della misura dei contributi previdenziali preesistenti all’astensione medesima.
Anche i professionisti convenzionati (medici di famiglia e specialisti ambulatoriali in primis) vorrebbero utilizzare questo strumento, ma la disciplina rimane strettamente indirizzata ai lavoratori dipendenti, tant'è vero che si parla di contribuzione figurativa, che all'Enpam è assente: dunque, per i convenzionati nulla da fare.
Per gli iscritti ai Fondi Speciali Enpam non sembra di intravvedere tutele similari. Il contratto dei medici di famiglia prevede, all'art. 18, comma 3, la possibilità di una sospensione parziale dell'attività convenzionale, con sostituzione del titolare part time e per periodi anche superiori a sei mesi, comunque non superiori a 18 mesi nell'arco di 5 anni, per assistenza a minori conviventi non autosufficienti e familiari conviventi con inabilità al 100% e titolari di indennità di accompagnamento. Potrebbe essere una discreta soluzione, considerando che con un part time al 50% il medico sarebbe in grado di percepire circa il 65% dei contributi normali, quindi con effetti piuttosto limitati in termini di riduzione della pensione.
 

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