Studio Usa: l’uso prolungato di analgesici aumenta il rischio di perdita dell’udito negli uomini

Adelaide Terracciano | 23/03/2010 11:47

L’uso prolungato di analgesici per non sentire il dolore comporta il rischio di perdere l’udito, infatti, l’uso regolare di paracetamolo, aspirina e altri FANS aumenta, fino a raddoppiarlo, il rischio di diventare sordi, soprattutto negli uomini sotto i 50 anni. Questo è il risulatato della ricerca pubblicata sull’American Journal of Medicine, che è stata condotta analizzando i dati di circa 27 mila uomini arruolati fin dal 1986 nell’Health Professionals Follow-Up Study, un’ampia indagine in cui, tra le varie variabili, sono state osservate anche l’uso di analgesici e la salute dell’orecchio. Nel periodi di osservazione circa 3.500 persone hanno sperimentato una qualche perdita di udito. Ma i ricercatori hanno osservato che nelle persone al di sotto dei 50 anni il rischio di diventare sordi variava molto se si assumevano o meno analgesici. E soprattutto a seconda dell’antidolorifico assunto. Il rischio, infatti, aumentava del 33 per cento in quanti avevano assunto aspirina per almeno due volte a settimana, del 61 per cento in quanti avevano preso ibuprofene o altri Fans con la stessa frequenza e addirittura raddoppiava (+99%) nelle persone che per due volte a settimana avevano preso paracetamolo. Nessun effetto invece è stato osservato sugli over 60.

Viste così le cifre fanno di certo un grande effetto. «Ma ciò che bisogna capire - ha commentato una delle autrici dello studio, Marla Shapiro - è che il rischio medio di sordità è dell’1 per cento l’anno. Perciò, anche se le cifre di cui stiamo parlando sembrano impressionanti, in realtà si tratta, in termini assoluti, di numeri relativamente piccoli». Ciò tuttavia non sminuisce i risultati dello studio che rimane un ulteriore campanello d’allarme dei rischi connessi all’abuso di antidolorifici. «Anche se questi farmaci si possono acquistare nei supermercati senza la ricetta medica, sempre di medicinali si tratta», ha precisato la prima firmataria dello studio Sharon G. Curhan, del Brigham and Women's Hospital di Boston. «E in quanto tali hanno degli effetti avversi», che diventano tanto più evidenti quanto più a lungo li si utilizza. «Soprattutto bisognerebbe capire - ha aggiunto la ricercatrice - che se si ha quasi quotidianamente bisogno di questi medicinali a causa del dolore cronico la scelta migliore è rivolgersi al proprio medico che può illustrare i rischi e i benefici e soprattutto può fornire alternative più valide».

Fonte:eukra

I Correlati

I Correlati

Widget: 91798 (categoria) non supportato