Studio italiano: alcol senza eccessi fa bene a cuore malato

Adelaide Terracciano | 29/03/2010 11:32

L'importante è non alzare troppo il gomito. Bere alcolici senza eccessi, rivela uno studio italiano che ha guadagnato le pagine del 'Journal of the American College of Cardiology' (JACC), fa bene al cuore, anche se si tratta di un cuore malconcio.
Lo studio condotto dai laboratori di ricerca dell'università Cattolica di Campobasso rivela, prove scientifiche alla mano, che a 'dosi' moderate e come parte integrante di un corretto stile di vita, uno o due bicchieri di vino al giorno, o l'equivalente in birra o altre bevande alcoliche, riducono il rischio di morte per qualsiasi causa, anche in persone già colpite da patologie cardiovascolari ischemiche.
La ricerca è stata realizzata facendo una meta-analisi sui migliori studi scientifici realizzate negli ultimi anni: otto in tutto, in quattro diversi Paesi (Stati Uniti, Svezia, Giappone e Gran Bretagna). Tutte le ricerche prendevano in esame persone già colpite da un evento cardiovascolare. Nel corso degli anni successivi all'insorgenza della malattia, i pazienti sono stati seguiti da studiosi per capire quali fossero le abitudini di vita, compreso il consumo di alcolici, capaci di contribuire a evitare un nuovo evento clinico.

La meta-analisi ha permesso di unire i dati delle otto ricerche come se si trattasse di un unico studio, per un totale di 16.351 persone esaminate. "Ciò che abbiamo osservato - spiega in una nota Simona Costanzo, epidemiologa e prima autrice dello studio - è che il consumo moderato e regolare di alcol ha un'azione benefica anche nei pazienti colpiti da infarto, ictus o altra patologia cardiovascolare ischemica. Non solo hanno minore probabilità di essere nuovamente colpiti da malattie del genere, ma anche la mortalità, per qualsiasi altro motivo, risulta essere più bassa rispetto a chi non consuma nessuna bevanda alcolica".
L'effetto osservato è molto simile a quello già registrato in persone sane. "La riduzione del rischio - continua Costanzo - è di circa il 20%, ovvero un evento risparmiato ogni 5 pazienti". "Studiati da molto tempo, anche dal nostro gruppo - aggiunge Augusto Di Castelnuovo, capo dell'unità di statistica dei laboratori di ricerca della Cattolica di Campobasso e secondo firmatario dello studio - gli effetti positivi del consumo moderato di alcol in persone sane sono ormai una realtà acquisita. Ora possiamo ritenere che gli stessi meccanismi protettivi delle bevande alcoliche, ormai ben noti a livello di popolazione generale, funzionino anche nei malati di patologie cardiovascolari molto diffuse".
Ma, come evidenziano tutte le ricerche, ancora una volta la parola chiave è 'moderazione'. "Stiamo parlando - dice Licia Iacoviello, medico internista e capo del laboratorio di epidemiologia genetica e ambientale - di un consumo di alcol ben lontano da quello che possiamo vedere a volte nelle fiction televisive. Con il termine moderazione, infatti, ci riferiamo al bere come atto inserito in un sano stile di vita. E così ancora una volta emerge vincente la dieta mediterranea, della quale un bicchiere di vino o meno frequentemente di birra durante i pasti è sempre stato parte integrante". "La nostra ricerca offre anche un altro elemento da considerare - fa notare Iacoviello - il bere deve essere non solo moderato, ma anche regolare. Un consumo senza eccessi e distribuito lungo i giorni della settimana, infatti, risulta essere positivo. La stessa quantità di alcol bevuta magari in un solo weekend risulta al contrario dannosa". "Malgrado questi nuovi risultati positivi - commenta Giovanni de Gaetano, direttore dei laboratori di ricerca - riteniamo che una persona astemia, sia essa sana o malata, non debba iniziare a bere con l'idea di guadagnare salute. Questo studio, come gli altri da noi condotti in passato, non è infatti un invito indiscriminato al bere, ma il riconoscimento di uno stile di vita. E questa volta la cautela deve essere ancora maggiore, trattandosi di persone malate". "Per questo - raccomanda - è sempre bene consultare il proprio medico per valutare attentamente le nostre scelte in termini di consumo di bevande alcoliche". Lo studio è parzialmente supportato da un grant dell'Erab, la Fondazione europea per le ricerche sull'alcol.

Fonte: Adnkronos
 

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