Alzheimer, finanziato progetto di ricerca italiano per diagnosi precoce

Adelaide Terracciano | 31/03/2010 09:52

genetica

Riuscire a diagnosticare molto precocemente e con bassissimi costi per il Servizio sanitario nazionale il morbo di Alzheimer, in modo da rendere più efficaci le terapie di contrasto alla malattia che sono tuttora allo studio. E' lo scopo del progetto di ricerca 'Prediction of cognitive decline in mild cognitive impairment (MCI) subjects carrying genetic risk factors based on quantitative EEG and transcranial magnetic stimulation markers', tra quelli finanziati con bando per giovani ricercatori del ministero della Salute. Una ricerca presentata da un consorzio di ricercatori dell'università Campus Bio-medico di Roma, dell'Irccs di Oasi Troina (En) e dell'università di Foggia.
Lo studio è risultato 28esimo su 997 progetti inviati per il bando per giovani ricercatori del ministero della Salute, che finanzierà i primi 52 classificati in base a una graduatoria stilata dagli esperti stranieri dei National Institutes of Health (Nih) statunitense. Florinda Ferreri, ricercatrice dell'unità operativa di Neurologia del Policlinico universitario Campus Bio-Medico spiega così la ricerca: "Attraverso una nuovissima tecnica, che consente l'analisicombinata dell'attività cerebrale mediante elettroencefalogramma e Stimolazione magnetica transcranica, pensiamo - precisa - di riuscire a riscontrare in modo scientificamente rilevante le differenze nella connettività cortico-corticale tra soggetti normali e persone che svilupperanno, nel tempo, la malattia dell'Alzheimer in modo manifesto".

A oggi, continua la ricercatrice, "una diagnosi di probabilità precoce è possibile solo se si effettuano, tutti insieme, risonanza magnetica dell'encefalo ad alta definizione, studi morfometrici (misurano il volume di alcune specifiche aree cerebrali), Pet o Spect,test neuropsicologici accurati ed esame del sangue per rischio genetico: esami molto costosi e difficilmente effettuabili in un'unica struttura". Alla sperimentazione, che durerà 3 anni, verranno sottoposte 250 persone, tutte di età compresa tra i 60 e gli 80 anni: 150 affette da lieve declino cognitivo, 50 con morbo di Alzheimer conclamato e 50 soggetti sani, come gruppo di controllo. Il progetto complessivo sarà finanziato dal ministero della Salute per una cifra totale di 430 mila euro. Il gruppo di lavoro dell'università di Foggia fornirà indirizzi per l'analisi dei segnali degli esami clinici, mentre i ricercatori dell'Irccs di Oasi Troina si occuperanno della valutazione genetica dei soggetti coinvolti nell'esperimento. La ricerca, infatti, si propone di trovare anche eventuali correlazioni tra predisposizione genetica e attività cerebrale nei casi di Alzheimer.
I risultati preliminari dello studio saranno disponibili entro la fine del 2010. In Italia, secondo quanto rilevato dallo studio Ilsa (Italian Longitudinal Study on Aging), la demenza senile interessa il 5,3% degli uomini ultrasessantacinquenni e il 7,2 % delle donne della stessa età. La malattia di Alzheimer è la forma più frequente di demenza in Europa, Stati Uniti e Canada, rappresentando dal 50% all'80% dei casi totali. La prevalenza specifica di questa patologia arriva al 40% nel gruppo di età compreso tra gli 85 e gli 89 anni: dati che evidenziano come l'Alzheimer sia oggi uno dei problemi più urgenti da risolvere per una migliore organizzazione dei servizi sanitari, visto il consistente aumento della popolazione in questa fascia d'età.

Fonte: Adnkronos