Aids: staminali per combattere l'Hiv, fra 3 anni test su uomo

| 01/04/2010 11:25

Una nuova speranza per mettere al tappeto l'Hiv arriva dalle staminali. Armare il sistema immunitario contro il virus, servendosi delle potenzialità delle 'cellule bambine', è la nuova strada che potrebbe esser battuta per fronteggiare la malattia. Almeno secondo Ben Berkhout dell'università di Amsterdam, che ha avanzato la sua ipotesi al meeting della Society for General Microbiology in corso a Edimburgo.
A detta dello studioso, una terapia genica a base di staminali potrebbe migliorare significativamente qualità e speranze di vita in pazienti che non rispondono ai farmaci antivirali. Berkhout è a lavoro su questa terapia genica, che sembra promettere risultati di lunga durata anche dopo un singolo trattamento. E confida di iniziare i test clinici sull'uomo tra appena 3 anni. Si tratta, in poche parole, di sviluppare un Dna antivirale nei pazienti armando le loro cellule contro l'infezione.

La terapia prevede l'estrazione e la purificazione delle staminali dal midollo osseo del soggetto da trattare. A questo punto, il Dna antivirale viene trasferito alle cellule in laboratorio, con l'obiettivo di reiniettarle poi nell'organismo. Una nuova speranza per mettere al tappeto l'Hiv arriva dalle staminali. Armare il sistema immunitario contro il virus, servendosi delle potenzialità delle 'cellule bambine', è la nuova strada che potrebbe esser battuta per fronteggiare la malattia. Almeno secondo Ben Berkhout dell'università di Amsterdam, che ha avanzato la sua ipotesi al meeting della Society for General Microbiology in corso a Edimburgo. A detta dello studioso, una terapia genica a base di staminali potrebbe migliorare significativamente qualità e speranze di vita in pazienti che non rispondono ai farmaci antivirali. Berkhout è a lavoro su questa terapia genica, che sembra promettere risultati di lunga durata anche dopo un singolo trattamento. E confida di iniziare i test clinici sull'uomo tra appena 3 anni. Si tratta, in poche parole, di sviluppare un Dna antivirale nei pazienti armando le loro cellule contro l'infezione. La terapia prevede l'estrazione e la purificazione delle staminali dal midollo osseo del soggetto da trattare. A questo punto, il Dna antivirale viene trasferito alle cellule in laboratorio, con l'obiettivo di reiniettarle poi nell'organismo. Il Dna si mette dunque a lavoro codificando piccole molecole chiamate Rna. Si tratta dell'immagine speculare dei principali geni virali utilizzati dal virus Hiv per accendere la malattia, che ha la capacità, potenzialmente preziosissima, di interferire con specifici geni all'origine della patologia stessa, impedendone così l'espressione.
Trasferire il Dna antivirale dovrebbe contribuire a ristabilire il sistema immunitario del paziente, profondamente minato dall'Hiv. "Attraverso l'ingegneria genetica - confida lo stesso Berkhout - il Dna antivirale viene ereditato da tutte le cellule del sistema immunitario che si sviluppano dal genoma". L'equipe olandese confida di iniziare la sperimentazione clinica della terapia entro 3 anni. "Fino ad oggi - assicura Berkhout - risultati molto promettenti sono stati ottenuti in laboratorio, e ora stiamo testandone sicurezza e efficacia in test pre-clinici su un modello murino".
Fonte: Adnkronos

 

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