Indagine Onda: cesarei in aumento, nel 2009 quasi 1 parto su 3

| 01/04/2010 13:22

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Parti cesarei in aumento in Lombardia dove quasi un parto su 3 non è naturale, nonostante le indicazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) che dal
1985 raccomanda di mantenere i tagli cesarei sotto la soglia del 15% (20% per il ministero della Salute). A lanciare l'allarme è l'Osservatorio nazionale sulla salute della donna (Onda) che, in una nota, sottolinea come in regione si sia passati dal 24% del 2001 al 30% (dato parziale) del 2009.
La 'patria' del cesareo, secondo i dati diffusi da Onda che ha organizzato a Milano un tavolo tecnico sull'argomento con il supporto di Ania (Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici), è Brescia: qui il 38,7% dei parti non è naturale. Seguono Mantova (34,41%) e Milano città (31%), subito dietro Pavia, Lodi, Lecco e Cremona con il 30%, e chiudono la classifica negativa Bergamo, Varese, Sondrio e Como con il 25%. Ma il record assoluto è di una clinica pavese, l'Istituto clinico Città di Pavia in cui più della metà dei parti è con taglio cesareo (54,5%).
 

Staccati di diverse lunghezze, seguono l'ospedale Beato Matteo di Vigevano e l'Istituto clinico Città di Brescia (46,5%). Sopra la soglia del 40% anche una delle 'culle' del capoluogo lombardo: il Policlinico di Milano che conta 2.826 cesarei su 6.790 parti, il 41,62%. Risultato che differenzia l'Irccs di via Sforza dalle altre grandi strutture lombarde che si mantengono generalmente tra il 22% e il 32%. In generale, in Lombardia il 40% degli ospedali supera comunque quota 30% di cesarei.
Poche invece le differenze tra ospedali pubblici e privati (28% contro 30%). Spicca, però, la media mantenuta dagli Irccs (40%). Onda stila anche una classifica degli ospedali più virtuosi. Sono 25 le strutture che restano tra il 10% e il 25% dei parti con cesareo. Sul gradino più alto del podio, fra gli ospedali con un numero annuo di parti superiore a mille, l'ospedale Sacra Famiglia di Erba (10,6%) e il Vittorio Emanuele di Carate Brianza (11,5%). Ma i parti non naturali restano troppi. E l'Osservatorio ha deciso di impegnarsi in una battaglia che è passata anche dall'approvazione in Senato (giugno 2009) di una mozione sull'appropriato ricorso al cesareo in Italia. Obiettivo: far sì che rappresenti l'eccezione, a cui ricorrere in caso di necessità clinica nell'interesse del bebè e della mamma. Il cesareo, sottolineano gli esperti, è un intervento chirurgico con un pericolo di morte materna 2,84 volte maggiore rispetto a un parto vaginale (dati United Kingdom Confidential Enquiry).
La Regione Lombardia, spiega il direttore generale Sanità Carlo Lucchina, si è mossa per promuovere il parto naturale. "Ad esempio - ricorda - da anni le tariffe del parto fisiologico e del cesareo sono uguali". Quello che i tecnici del Pirellone hanno notato, aggiunge, è che "l'incremento dei parti con cesareo è spesso legato a una medicina difensiva e alle difficoltà organizzative dell'area di emergenza/urgenza nei punti nascita. Attualmente si constata la carenza di specializzandi". E poi ci sono le mamme in attesa, sempre più avanti con gli anni: "L'età media delle primipare è 34 anni e aumenta il numero di gravidanze con fecondazione assistita che induce alcuni medici a proporre il cesareo per sicurezza. Anche la donna spesso opta per questa scelta che viene presentata come comoda e indolore".
Ciò che conta davvero, conclude Francesca Merzagora, "è un impegno concreto di istituzioni, ginecologi, ospedali e donne stesse. Servono campagne di informazione che promuovano la naturalità del parto. Per questo, con l'agenzia Grey Milano, abbiamo realizzato uno spot che sarà diffuso nelle reti televisive nazionali e internazionali".
Fonte: Adnkronos