Sentenza del giudice di Milano, nessuna certezza su cause aborto selettivo sbagliato

Adelaide Terracciano | 07/04/2010 09:53

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Non c'è alcuna certezza su tempi e cause che hanno portato i medici dell'ospedale San Paolo ad eseguire un aborto selettivo sul feto sano invece che su quello malato. Lo scrive il giudice di Milano, Anna Conforti, nelle motivazioni della sentenza con cui ha assolto due medici e il direttore sanitario del San Paolo, imputati per l'errore in un aborto selettivo cui era stata sottoposta nel giugno 2007 una paziente in attesa di due gemelle, una delle quali affetta da sindrome di Down. Nel corso dell'operazione chirurgica, l'interruzione di gravidanza venne eseguita sul feto sano e non su quello malato. I due medici erano accusati di omicidio colposo, mentre il direttore sanitario doveva rispondere di omessa denuncia.
"Un errore vi è sicuramente stato nella procedura che si è conclusa con la soppressione del feto" sano "al posto di quello affetto da trisomia 21", ma "nessuna certezza è stata, invece, raggiunta - scrive il giudice - in ordine al momento in cui tale errore si è verificato e alle cause che lo hanno determinato". Nelle motivazioni della sentenza, emessa il 14 dicembre scorso, il giudice della nona sezione penale spiega che "più in particolare, nessuna certezza deriva dalle risultanze processuali circa l'effettivo spostamento dei due feti nel periodo intercorso fra l'amniocentesi e l'aborto selettivo".

Un "fatto inquietante", però, secondo il giudice, si è verificato nel corso dell'amniocentesi: la paziente, infatti, ha riferito nel corso del dibattimento, come riporta il magistrato, che un'altra dottoressa (non imputata, ndr) che aveva eseguito l'amniocentesi (ma non l'aborto selettivo, perché obiettrice di coscienza), "nel consegnare il liquido amniotico estratto, aveva pronunciato ad alta voce la frase 'sinistro... no scusa destro!". Non solo. Ad un certo punto, come scrive ancora il giudice, la dottoressa avrebbe detto ai coniugi: "Non ci capisco più niente". Un episodio rispetto al quale, scrive ancora il giudice, gli imputati erano "totalmente all'oscuro". L'errore nella diagnosi, secondo il giudice, è una delle "ipotesi possibili per spiegare l'erroneo risultato".

Fonte: Adnkronos