Arriva la Ru 486: primo caso a Bari. Pronta la Commissione per le linee guida

Ginecologia | Silvio Campione | 07/04/2010 22:32

Ha firmato ed ha lasciato il Policlinico di Bari sotto la sua responsabilità, la prima donna che in Italia si è sottoposta al trattamento abortivo con la pillola Ru486. ''Dopo la somministrazione dell'Ru486 è libera di farlo, mette una firma e va via. Noi non la possiamo trattenere'', ha spiegato Nicola Blasi, della prima clinica ostetrica del Policlinico. La donna, ha aggiunto, ''deve però ritornare dopo 48 ore per la somministrazione del medicinale per completare il ciclo terapeutico. Altrimenti rimane incompleto l'iter dell'aborto medico''. Secondo le indicazioni del Consiglio Superiore di Sanità, la donna avrebbe dovuto essere ricoverata per i prossimi tre giorni. Tuttavia la possibilità che firmasse e lasciasse l'ospedale era prevista, così come lo è in ogni ricovero.

 La donna, 25 anni, ha utilizzato la pillola Ru486 in regime ordinario, dopo la registrazione del farmaco, e non con la procedura di sperimentazione come era avvenuto fino ad ora. Il trattamento era stato avviato con ricovero ordinario nella prima clinica di ostetricia del policlinico di Bari, dove l'Ru486 è stata utilizzata negli ultimi tre anni importandola dalla Francia. La giovane è protetta da un cordone di medici e sanitari per salvaguardare la sua privacy. Infastidita da tanto clamore dice a chi gli è vicino di non comprendere tutto questo interesse. E' incomprensibile per lei, come per il medico che la segue, tutto questo parlare di un farmaco che in Italia conta già oltre tre mila casi di utilizzo pre-registrazione durante le fasi della sperimentazione. Contro l'utilizzo del farmaco una decina di persone ha protestato davanti alla prima clinica ostetrica del policlinico. Si è trattato di appartenenti alla Comunità papa Giovanni XXIII di Bari. I manifestanti, che esibivano il cartello 'Ru486 il veleno che uccide i bambini', hanno gridato parole contro l'aborto, sostando davanti all'edificio. Dopo pochi minuti si sono allontanati. E mentre il farmaco arriva in molti altri centri italiani il ministero della Salute ha avviato i lavori di una commissione che dovrà elaborare le linee guida per l'utilizzo del farmaco e il monitoraggio di quanto succede negli ospedali nelle varie regioni. ''Ho già avvisato le regioni che se non seguono certi percorsi e non rispettano la legge, commettono reato'', ha detto il ministro della salute, Ferruccio Fazio, a margine dell'insediamento della commissione ministeriale. ''Abbiamo già notificato - continua Fazio - il parere del Consiglio Superiore di Sanità alle regioni, perché ci facciano avere la loro valutazione che stiamo ancora aspettando, visto che al momento lo ha fatto solo una regione". Il ministro ha spiegato che, nel parere, è univoco il fatto che il ricovero ospedaliero per l'aborto farmacologico è necessario "dal momento in cui si assume la prima pillola e finisce con l'espulsione del prodotto del concepimento. La commissione non potrà che ribadire questo punto, così come la necessità che gli operatori sanitari diano l'informazioni corrette alle donne che vogliono sottoporsi all'aborto". In Sardegna la pillola abortiva Ru486 sarà somministrata in regime di ricovero ordinario, con un minimo di tre giorni di degenza nelle strutture ospedaliere, ha intanto annunciato l'assessore regionale della Sanità, Antonello Liori. Così anche in Lombardia che ha messo a punto protocolli ad hoc condivisa dai ginecologi. Anche i ginecologi liguri si sono pronunciati per il ricovero ordinario. In Toscana sono dieci le richieste di RU486 fatte dall' ospedale di Pontedera dove lavora il dottor Massimo Srebot che la usa dal 2005 comperandola direttamente in Francia. E sulla possibilità per le singole Regioni di disciplinare la somministrazione della pillola abortiva RU486, la neo-presidente dell'Umbria, Catiuscia Marini (Pd), dice a chiare lettere che ''le regioni non possono certo impedirne l'uso'' e che ''al centro di tutto resta la salute di ogni singola donna''.
Intanto lo scorso 18 marzo il Consiglio Superiore di Sanità ha confermato le modalità per la somministrazione della pillola abortiva RU-486. L'organo consultivo del ministero della Salute si era già espresso nel 2004 e nel 2005, affermando che in caso di interruzione di gravidanza per mezzo della Ru486, la donna ''deve essere trattenuta'' in ospedale o altra struttura prevista ''fino ad aborto avvenuto''. Il parere più recente delibera che ''come unica modalità di erogazione'' della pillola abortiva RU486 ci sia ''il ricovero ordinario fino alla verifica dell'espulsione completa''. Ciò, aveva precisato quel giorno il ministro Fazio, per garantire ''la tutela psicofisica della donna e il rispetto della legge 194''. Il Consiglio Superiore di Sanità, sottolineava ancora Fazio, ha espresso il suo parere ''anche sulla base della letteratura internazionale in materia e del parere di un altissimo magistrato della Corte Costituzionale''. I ''due pilastri'' della decisione, erano, secondo il ministro, il ministro, il rispetto ''dell'integrità della persona intesa come un unicum e il rispetto della legge dello Stato sull'aborto''. Veniva così anche risolto uno dei principali nodi del dibattito sulla Ru486, ossia la compatibilità fra la pillola abortiva e la legge 194 sull'interruzione di gravidanza: la prima era infatti generalmente considerata un metodo abortivo ''a domicilio'', mentre la legge 194 prevede che l'aborto avvenga in una struttura pubblica. In seguito al parere del Consiglio Superiore di Sanità, il ministro della Salute aveva firmato immediatamente la notifica alle Regioni in cui si invitavano gli assessorati ''a garantire che le strutture si adegueranno'' alle modalità indicate dal Css.
 

I Correlati

I Correlati

Widget: 91798 (categoria) non supportato