Al Rizzoli di Bologna, nuova tecnica contro metastasi ossee

Ortopedia | | 09/04/2010 16:37

Una nuova terapia contro le metastasi tumorali ossee è stata messa a punto dall'Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna. Il trattamento, che sarà presentato domani in anteprima nazionale sotto le Due Torri, consiste nell'introduzione di elettrodi nel tessuto alterato. Questi, creando campi elettrici, fanno 'aprire' i pori nella membrana cellulare favorendo e aumentando l'ingresso dei farmaci anticancro nelle cellule malate. "Con l'elettroporazione, questo il nome della tecnica che abbiamo portato dalla fase preclinica al paziente, il farmaco antiblastico, quello cioè che elimina il tumore, entra direttamente nelle cellule malate e la sua efficacia viene potenziata soltanto nelle aree interessate dal campo elettrico", spiega Milena Fini, coordinatore del Centro di riferimento specialistico di studi preclinici tecnologie e terapie innovative del Rizzoli, che ha guidato la sperimentazione con Igea, l'azienda di Carpi che produce l'apparecchiatura con cui viene eseguita la nuova tecnica, e con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna e del ministero dello Sviluppo economico.
 

"Le conseguenze positive sono due: innanzitutto - chiarisce Fini- l'efficacia del trattamento aumenta, cioè le cellule tumorali muoiono 'di più', e inoltre non viene alterata l'impalcatura ossea. Questo significa che l'osso si ricostituisce con cellule sane dopo il trattamento, non si ha quindi il cosiddetto 'crollo' causato dalle terapie ablative tradizionali (quelle che per colpire la metastasi alterano maggiormente la biomeccanica dell'osso), che impone di intervenire ulteriormente e invasivamente, ad esempio con iniezioni di cemento per sostenere l'osso indebolito". Prima della sperimentazione del Rizzoli, il dispositivo veniva utilizzato per applicazioni limitate ed
esclusivamente su tessuti molli (ad esempio per i tumori primitivi e metastatici della pelle). Il gruppo di ricerca di Bologna è riuscito a creare un campo elettrico idoneo al tessuto osseo, risparmiando i tessuti muscolari, vascolari e nervosi. Sono inoltre in corso ulteriori studi per utilizzare questa tecnica anche per le lesioni tumorali di altri organi quali fegato e pancreas, aprendo la strada a una possibilità di cura innovativa per neoplasie che hanno un alto tasso di mortalità o sono localizzate in sedi tali da non consentirne l'asportazione chirurgica.
Fonte: Adnkronos
 

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