Assicurazioni, costano sempre di più: un salasso per i ginecologi

Redazione DottNet | 14/04/2010 09:54

Costa caro ai medici assicurarsi contro i rischi sanitari. Secondo una stima dell'Amami, l'Associazione per i medici accusati di malpractice ingiustamente, negli ultimi 15 anni le compagnie di assicurazione hanno aumentato il costo dei premi per le polizze del 250%. Un costo che per alcuni camici bianchi diventa un vero e proprio 'salasso', ad esempio per i ginecologi e i chirurghi plastici. «Questi specialisti possono arrivare a pagare fino a 10 mila euro l'anno. Dieci volte di più di quanto paga un medico di famiglia o uno pneumologo». Parola di Maurizio Maggiorotti, presidente Amami, che traccia una stima sui costi delle polizze assicurative contro i rischi professionali dei medici. Al primo posto in questa speciale classifica ci sono quindi i ginecologi e i chirurgi plastici. «Questi ultimi - spiega Maggiorotti - non solo pagano premi altissimi, ma hanno anche difficoltà a trovare una compagnia disposta ad assicurarli. Spesso si ritrovano costretti a rivolgersi all'estero o a compagnie poco affidabili».

A completare il podio dei camici bianchi che pagano di più per le assicurazioni troviamo gli ortopedici e i chirurghi. «Mediamente un ortopedico - spiega il numero uno dell'Amami - paga almeno 4 volte di più, ad esempio, di un dermatologo. Diciamo che grosso modo il premio può variare dai 3 ai 5 mila euro l'anno». Ma lo stesso vale anche per i professionisti del bisturi. «Anche per i chirurghi i prezzi delle polizze sono 'pesanti'. Soprattutto per i cardiochirurghi e gli specialisti della chirurgia vascolare», sottolinea Maggiorotti. A fare i conti con polizze costose anche i radiologi. «Per loro i prezzi possono variare dai 3 ai 5 mila euro l'anno. Per questi specialisti - aggiunge l'esperto - il rischio è legato soprattutto alla mancata diagnosi». Secondo i dati pubblicati sul sito dell'Ania, tra il 1994 e il 2007, il numero dei sinistri denunciati alle compagnie di assicurazione per le due coperture assicurative (responsabilità civile delle strutture sanitarie e responsabilità civile dei medici professionisti) si è più che triplicato, passando da circa 9.500 a quasi 30 mila. In particolare, se le denunce relative alle strutture sanitarie sono rimaste pressoché invariate negli ultimi quattro anni, quelle riguardanti i singoli medici hanno mostrato una costante crescita in quasi tutto il periodo di osservazione e particolarmente nell'ultimo anno a disposizione: 13.415 (+12,2% nel 2007). A pagare il dazio di questa situazione sono anche i cittadini. «Per evitare di incorrere in denunce o contenziosi infondati - spiega Maggiorotti - i medici oggi tendono a cautelarsi prescrivendo ricoveri, esami e farmaci in eccesso (i cui costi ricadono sulla collettività) o peggio tendono a evitare di trattare casi a rischio di insuccesso. Ne consegue - conclude - che il danno costituito dalle denunce infondate dirette ai medici finisce per ricadere anche sui cittadini.

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