Certificati on line, Fnomceo: in arrivo un’altra circolare. Fimmg e Snami: non siamo ancora pronti. Brunetta: risparmieremo miliardi

Silvio Campione | 16/04/2010 14:15

fazio fimmg fnomceo nuovi-certificati sanità-pubblica sindacato Snami

Una circolare del ministero per la Pubblica amministrazione e l'innovazione chiarirà definitivamente i dubbi sorti dalla formulazione del decreto sulle certificazioni mediche online. E' quanto emerso dal tavolo di lavoro tra il ministero e la Federazione degli ordini medici (Fnomceo). In particolare, a proposito dell'espressione che tante proteste ha suscitato, cioè sul fatto che i certificati non possono essere rilasciati sulla base di ''dati clinici non direttamente constatati nè oggettivamente documentati'', il ministero della Pubblica amministrazione ha fatto sapere ''che emanerà una circolare, cui seguirà un intervento legislativo - spiega Guido Marinoni, membro del comitato centrale della Fnomceo - sotto forma di interpretazione autentica per risolvere e chiarire definitivamente la questione''. Durante l'incontro, che Marinoni definisce ''positivo anche se interlocutorio'', la Fnom ha esposto altri problemi che vanno risolti per eseguire correttamente quanto richiede la legge e rilasciare i certificati di malattia online. ''Vanno chiarite ad esempio - aggiunge - le responsabilità del medico, qualora si trovi a rilasciare il certificato di un paziente in un luogo diverso dalla sua residenza; inoltre la connettività a internet va fornita dalle asl e nel caso di dimissioni ospedaliere, deve essere il medico di questa struttura a compilare e rilasciare il certificato di malattia''.

 Vanno inoltre forniti ''i pin ai medici non convenzionati che sostituiscono i medici di base quando non ci sono e informatizzate le postazioni delle guardie mediche, al momento quasi del tutto sprovviste''. Per l'avvio della certificazione online sono in corso contatti tra il ministero e le regioni per capire ''se queste creeranno un proprio Sistema di accoglienza regionale dei certificati, o si appoggeranno a quello già esistente del ministero dell'Economia - conclude Marinoni - Allo stato attuale sono Lombardia ed Emilia Romagna le regioni con tutti i medici collegati e informatizzati''. Va avanti, dunque, l’informatizzazione della sanità: certificati di malattia on-line, ricette mediche via web per controllarne la gestione ed evitare abusi, fascicoli sanitari elettronici e sistemi di centro unico di prenotazione (Cup): in termini tecnici viene definita 'dematerializzazione', nella pratica quotidiana potrà portare, se gestita bene, risparmi per milioni di euro ai cittadini e alle casse dello Stato. La tanto decantata rivoluzione informatica della pubblica amministrazione trova il suo punto di riferimento nell'attività del ministero della Salute che, come ha spiegato il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, sta dando il benservito alla carta e ''lavora con materiale elettronico il 98% dei suo documenti''. Numeri importanti, se paragonati a quelli di altre realtà italiane, che trovano immediatamente il plauso del ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, recatosi, in compagnia di Fazio, a verificare l'implementazione del sistema informatico del dicastero: ''questo è un bellissimo esempio di pubblica amministrazione che funziona ai massimi livelli. Gli standard qualitativi e logistici del ministero sono probabilmente superiori agli standard europei'', ha affermato Brunetta, sottolineando che ''questo ministero, che funziona meglio del mio, rappresenta il miglior esempio di pubblica amministrazione in Italia''. Tra le novità la prima a partire sarà quella dei certificati di malattia via web, che produrrà, hanno spiegato i due ministri, risparmi per 500 milioni di euro l'anno (calcolati in base al costo di ogni pratica, stimata in 10 euro), oltre che l'eliminazione di quasi 100 milioni di fogli di carta. Mercoledì 14 aprile è partito il collaudo, fanno sapere dal ministero della Funzione Pubblica, e entro tre mesi, terminata la sperimentazione, la certificazione dovrà avvenire solo on-line. Pena sanzioni per i medici, fino al licenziamento in caso di reiterazione o, per le strutture e i professionisti convenzionati, la decadenza della convenzione stessa. In sostanza i medici invieranno all'Inps per via telematica i certificati di malattia dei dipendenti pubblici e privati, che non dovranno più inviare tramite raccomandata il loro certificato entro 2 giorni lavorativi, ma potranno accedere al sistema Inps per visualizzare il proprio attestato, oltre che richiederne al medico copia cartacea o online. A sua volta l'Inps invierà l'attestazione di malattia ai datori di lavoro, che potranno cosi far partire subito le visite fiscali. L'altra novità riguarda le ricette elettroniche, che entro la fine dell'anno potrebbero essere spedite dai medici via web al ministero dell'Economia, direttamente o tramite il passaggio alle Regioni, con un risparmio stimato intorno ai 5 miliardi di euro l'anno. Obiettivo quello di avere a disposizione i dati per valutare i casi di appropriatezza, effettuare controlli gestionali e facilitare l'individuazione di truffe o abusi.
La prescrizione elettronica on-line, ''non avrà nessun inconveniente o ripercussioni per il cittadino, che si dovrà sempre recare dal medico per ottenere la ricetta medica''. A spiegarlo è Giacomo Milillo, Segretario nazionale della Federazione dei Medici di medicina generale (Fimmg). In sostanza al momento per i cittadini non cambierà nulla, perché la modalità di prescrizione elettronica, disciplinata dal Dpcm del 26 marzo 2008, riguarderà la trasmissione dei dati, via web, direttamente al ministero dell'Economia o alle Regioni che avranno predisposto un sistema di accoglienza, e che poi a loro volta dovranno inviare la documentazione al dicastero di via XX settembre. ''L'obiettivo - spiega Milillo - sarà quello di avere a disposizione i dati per valutare i casi di appropriatezza. In sintesi, una sorta di controllo gestionale, che servirà anche a facilitare l'individuazione di truffe o abusi. Ma per il cittadino, nella pratica quotidiana, non cambierà nulla''.
Ma torniamo ai certificati di malattia: nonostante l'annuncio dell'avvio della sperimentazione previsto per il primo aprile, i certificati di malattia dal lavoro non possono essere ancora rilasciati online. E non perché i medici di base siano contrari e non li vogliano usare, ma perché la funzione non è ancora attiva. Giacomo Milillo, segretario nazionale della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg) c’informa sull’argomento: ''Se anche il medico volesse rilasciare un certificato di malattia online - precisa - non potrebbe perché la funzione non è ancora attiva. Credo che nei prossimi mesi si inizierà con qualche invio, ma serviranno ulteriori proroghe'' rispetto al tempo inizialmente previsto di quattro mesi. Dal ministero rispondono che sì, in effetti c’è stato un ritardo da parte della Sogei, ma adesso è tutto a posto e si può cominciare con la sperimentazione. E aggiungono anche che il Pin verrà rilasciato dalla Sogei, ma attraverso le Aziende Sanitarie che avranno appunto il compito di esaudire le richieste dei medici. "Più di tre medici su dieci non sono pronti, dal punto di vista tecnico, a spedire i certificati medici online". Sono ancora molte, infatti, "le aree del Paese in cui manca la possibilità di un collegamento Internet con Adsl". E così "l'imposizione ai camici bianchi di famiglia della trasmissione telematica" suona come una beffa, denuncia Angelo Testa, presidente del Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami), ieri dalla manifestazione nazionale organizzata a Roma, insieme al Sindacato medici italiani (Smi), per protestare contro la nuova convenzione di medicina generale e la situazione di disagio di molti medici di famiglia. "La certificazione malattia online, così come è stata impostata - dice Testa - è un insulto nei confronti dei medici. E' sicuramente una richiesta che il Governo può fare ma che non può imporre. Soprattutto se non si preoccupa di verificare che ci siano le condizioni tecniche per farlo". Che non ci sono, secondo Testa. "L'Italia non è fatta solo di grandi città. L'Adsl, che permette connessioni stabili sul web - spiega - non è diffusa in tutte le aree del territorio. Oltre il 30% dei medici ha difficoltà di collegamento. In tanti paesini è possibile collegarsi solo con chiavette Umts, non sempre con linee stabili. E in ambulatorio, magari, non prendono nemmeno quelle" . Testa ribadisce, inoltre, la contrarietà all'obbligo di certificare solo malattie obiettivabili. "In questo modo - dice - non possiamo più certificare le cefalee, il mal di denti, la dismenorrea nella donna e tutti i disturbi di uno o due giorni".Dello stesso parere Salvo Calì, segretario nazionale dello Smi. "Quella della certificazione online e, successivamente della ricetta online, è un metodo brutale e autoritario di affrontare un problema (informatizzare e modernizzare il lavoro ) rispetto al quale nessuno si sottrae". I medici, infatti, "si sono dotati autonomamente, negli anni, degli strumenti informatici per far funzionare gli studi. Lo hanno fatto con i propri mezzi. Gli unici software per le ricette informatiche, infatti, sono quelli costruiti dai medici stessi", spiega. Ma non è possibile imporre tutto dall'alto, senza considerare che manca completamente una 'base' uniforme da cui partire. "Non solo tutti sono attrezzati - conclude Calì - ma non ci sono ancora strumenti omogenei, che permettano di avere dati trasmissibili, leggibili da tutti che siano coerenti con un sistema generale. E questo non è un problema del medico, ma del Paese". Ed ecco la risposta del ministero guidato da Brunetta: "Sono del tutto infondate le critiche dei sindacati dei medici di famiglia, Snami e Smi, sui certificati di malattia online", incentrate in particolare sull'imposizione della procedura ai camici bianchi e sulle difficoltà tecniche. "E' purtroppo fisiologico - si legge nella nota - che le grandi rivoluzioni organizzative che comportano efficienza, trasparenza, rapidità, capacità di controlli rigorosi e soprattutto un considerevole risparmio economico (stimato in circa 500 milioni di euro l'anno) suscitino alcune resistenze. Tocca quindi rispondere alle incomprensibili dichiarazioni del presidente dello Snami Angelo Testa, per il quale l'avvio della trasmissione elettronica all'Inps dei certificati di malattia dei dipendenti pubblici e privati, prevista da una legge dello Stato, sarebbe nientemeno che 'un insulto nei confronti dei medici'". "Il dottor Testa - continua - ignora che essa è stata invece decisa e concordata con le maggiori organizzazioni di rappresentanza dei medici, affrontando e risolvendo tutti i problemi che di volta in volta ci avevano evidenziato. Tant'è vero che al 'digital divide' di cui soffrono i medici più anziani così come all'impossibilità di collegarsi alla Rete che permane in alcune limitate zone del Paese si è deciso di ovviare tramite call center in grado di assistere telefonicamente il medico, anche raccogliendo i dati di ciascun certificato di malattia per poi elaborarlo elettronicamente a suo nome". "Altrettanto superabili - continua il portavoce Vittorio Pezzuto - sono le obiezioni avanzate dal segretario nazionale dello Smi, Salvo Calì, che bolla la certificazione online come 'un metodo brutale e autoritario'. Il sindacalista lamenta che i medici si sono dotati autonomamente degli strumenti informatici per far funzionare i propri studi ma 'dimentica' che nel loro contratto nazionale è stata riconosciuta una specifica indennità per la dotazione informatica, pari a circa 9 euro per ogni singolo paziente assistito""Quanto alla presunta disomogeneità tecnologica del sistema - si legge - Calì ignora o fa finta di ignorare che da tempo è stata definita a livello nazionale una base informatica comune (con tanto di format unico del certificato elettronico), grazie al proficuo lavoro comune svolto in questi mesi tra i tecnici del nostro ministero e quelli delle Regioni e delle amministrazioni centrali dello Stato".

In attesa di conoscere i primi commenti da parte di voi medici relativi alla richiesta del Pin per accedere alla certificazione on line, Federsanità-Anci ha pubblicato un’indagine sui Livelli di Innovazione Tecnologica In Sanità (LITIS) - realizzata su incarico del Dipartimento per la digitalizzazione della pubblica amministrazione e l'innovazione tecnologica della Presidenza del Consiglio, in collaborazione con FORUM PA e con il supporto metodologico del CNR – che offre una fotografia molto dettagliata sullo stato e la diffusione della sanità elettronica nelle strutture pubbliche italiane. La Ricerca LITIS ha coinvolto i direttori generali delle aziende sanitarie (un ampissimo campione di 147 su 220), chiamati a rispondere non sulla semplice presenza di strumenti tecnologici all’interno della loro struttura, ma sui servizi innovativi realmente attivati (prescrizioni elettroniche, certificati digitali, Fascicolo Sanitario Elettronico, gestione integrata delle patologie, telemedicina). Obiettivo della Ricerca è conoscere per poter pianificare strategie di innovazione non episodiche, ma di ampio respiro. Basta con gli investimenti a pioggia: nasce un modello sulla base del quale misurare, d’ora in avanti, i progressi di ciascuna struttura e pianificare interventi in grado di accelerare il processo di innovazione, mettendo l’organizzazione sanitaria in grado di rispondere alle esigenze del territorio in maniera più efficiente e senza sprechi. È soprattutto uno il dato che spicca: molte aziende possiedono già gli strumenti necessari per sviluppare pienamente la sanità elettronica (ad esempio infrastrutture e applicazioni software in grado di produrre documenti digitali), ma sono in ritardo nella realizzazione concreta di processi e servizi innovativi. Inoltre, il fenomeno dell’innovazione tecnologica in sanità è estremamente disomogeneo e ci sono grandi differenze nei livelli di innovazione tra regioni del nord e regioni del centro-sud. In pratica, le aziende sanitarie si stanno attrezzando per la sanità digitale, anche in funzione degli obiettivi del Piano eGov 2012, che ha individuato in questo settore un asse portante su cui investire. Non mancano, quindi, le potenzialità di sviluppo; tuttavia, ad oggi, le ricadute dell’innovazione tecnologica in sanità sulla vita dei cittadini sono ancora molto inferiori a quelle che si riscontrano in altri settori (ad esempio e-banking e viaggi). E’ possibile consultare l’intero documento sul nostro social all’interno del gruppo “I nuovi certificati medici”.

Silvio Campione