Intramoenia, l’88% dei ricavi se ne va in spese

Silvio Campione | 14/04/2010 20:13

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Un business da 1,25 miliardi di euro, ma anche un'opportunità per i medici e per i cittadini, che possono scegliere da chi farsi curare. In sostanza una miniera d'oro per alcune strutture sanitarie, che però rischia di essere vanificata da una regolamentazione ancora poco chiara, con il conseguente rischio di scarsa trasparenza degli introiti e delle spese, e da macroscopiche differenze regionali. E' questo il quadro in chiaroscuro sulla libera professione intramuraria tracciato dall'Agenas, l'agenzia regionale per i servizi sanitari regionali. Dall'analisi emerge che quasi l'80% dei ricavi di una struttura sanitaria per le prestazioni erogati deriva dalla libera professione che i medici esercitano in intramoenia (in media il 95% di tutti i camici bianchi, in ogni Regione).

Una percentuale che, in contanti, si traduce in 1.258.163.000 euro nell'anno 2008, con una crescita del 79,6% rispetto al 2001. Numeri importanti, che però per l'88% servono a coprire i costi. A conti fatti, dunque, e aziende sanitarie nel 2008 hanno guadagnato per l'intramoenia, al netto delle spese, poco meno di 150 milioni di euro. Con differenze sostanziali se si analizzano le variazioni dei ricavi tra le Regioni: si va dai 262.699.000 di euro della Lombardia (ma nelle casse aziendali restano, tolte le spese, 18.333.000 euro) ai 3.582.000 del Molise (398.000 euro spese escluse). Ma ci sono anche due Regioni, come Campania e Basilicata, che con l'intramoenia ci rimettono pure, con costi superiori ai ricavi che portano il saldo finale rispettivamente a -5.821.000 euro in Campania e -127.000 euro in Basilicata. Complessivamente, è proprio nel Sud che si registra la crescita maggiore di ricavi, ma anche e soprattutto di costi. Andamenti anomali che, secondo l'Agenas, ''sono il segno evidente di problemi derivanti anche dalla rilevazione contabile''.