Dolore osteoarticolare ed osteoporosi: approccio farmacologico

Gregorio Deinite | 16/04/2010 09:51

cardiologia medicina-generale ministero-della salute sanità-pubblica

Gregorio Deinite, Gregorio Scalia *, Luigi Guadagnuolo, Silvia Artesani, Antonella Vazzon, Pierpaolo Longhin
Centro di Riabilitazione Neuromotoria Casa di Cura Papa Giovanni XXIII, Ambulatorio Mirafiori Torino, *Ospedale di Lentini
 

Premessa - Recenti indagini sulla popolazione femminile italiana di ultrasessantenni con metodica ultrasuonografica ha permesso di osservare che circa il 75 % della popolazione femminile presenta una condizione di fragilità scheletrica; più in dettaglio tra i 70 e gli 80 anni circa il 42% delle donne e affetta da osteoporosi. L'evoluzione fisiologica dell'osteoporosi e rappresentata dalla frattura, pill frequentemente la vertebrale, spesso misconosciuta, pill raramente ma invalidante la femorale. Comunque I' evoluzione della patologia porta sempre ad una modifica della qualità di vita del paziente, anche in relazione al dolore ed alle limitazioni fisiche; dolore che comunque e legato alla degenerazione osteoartrosica articolare che fisiologicamente interessa l'invecchiamento umano.

Introduzione - Partendo da tali premesse si e cercato di individuare un protocollo terapeutico per cercare di ridurre Ie problematiche relative all' osteoporosi in particolare al dolore, che spesso a tale patologia si associa e che talora e il primo sintomo della stessa; considerandolo quindi non pill come espressione di un danno articolare da artropatia, ma in un'ottica pill ampia di degenerazione ossea senile.
Metodi - Tra il Dicembre 2005 ed il Dicembre 2007 sono stati individuati 80 pazienti con diagnosi di Osteoartrosi ed Osteoporosi Primaria. L'età media del campione era di 72,8 aa (min 65 – max 83). Tutti i pazienti non si presentavano al momento del reclutamento in trattamento con terapia specifica per osteoporosi mediamente da 2 anni. Circa il 40% facevano saltuario uso di calcio con 0 senza associazione di vitamina D3. Tutte Ie pazienti al momento del rec1utamento (TO) sono state sottoposte a MOC con metodica DEXA. Per ragioni tecniche non e state pero possibile fare esame morfometrico. Le pazienti erano poi sottoposte a valutazione fisiatrica e geriatria, con compilazione di scala VAS e di ADL e IADL e della QoL. I valori medi di VAS erano di 8.3, mentre i valori di IADL e di ADL rispecchiano una certa autonomia nella gestione del self e del daily living, rna livelli bordeline della qualità di vita percepita. Il T Score valutato alla dexa era mediamente di 2,5. Non e stata ritenuta rilevante la presenza di riduzione di ampiezza dei corpi vertebrali, comunque non sempre rilevata dai referti radiografici. Le pazienti sono state suddivise in quattro gruppi omogenei per età, caratteristiche cliniche, di MOC e medie di scale di valutazione (vedi tabella). Un gruppo e stato trattato con risedronato in mono somministrazione settimanale (Gruppo A), il secondo gruppo con ranelato di stronzio in somministrazione giornaliera serale, almeno 2 ore dopo cena (Gruppo B), il terzo gruppo e stato trattato in associazione con risedronato e celecoxib 200 mg/die per 60 gg di seguito per 3 cieli in 6 mesi (Gruppo C), il quarto gruppo e state trattato con ranelato di stronzio e celecoxib 200 secondo la predetta posologia (Gruppo D). Lo schema farmacologico e stato mantenuto ininterrottamente per 6 mesi. A sei mesi tutte Ie pazienti hanno ripetuto la valutazione di TO. Ogni tre mesi i pazienti erano interpellati telefonicamente sulle condizioni generali di salute.
Risultati -Analizziamo intanto il dolore: nei pazienti che eseguono trattamento combinato (Gruppo D) il valore medio di VAS si e portata a circa 3,8 con una riduzione di circa il 51% rispetto al valore di partenza. Le pazienti sottoposte al solo ranelato (Gruppo B) presentano una riduzione di circa il 24%, mentre i pazienti con risedronato (Gruppo A) la percentuale e di circa il 13%, mentre i pazienti del Gruppo C presentano una riduzione di circa il 38%. Va sottolineato che i pazienti erano liberi di assumere altri antidolorofici durante i sei mesi, in relazione alle fasi algiche attraversate. Nel corso delle interviste e emerso una riduzione dell'assunzione dei farmaci nei pazienti del Gruppo Din maniera assai significativa rispetto ai sei mesi precedenti l'inizio del trattamento in corso; anche quelli del Gruppo B e C indicavano una riduzione della frequenza di assunzione di FANS, mentre Ie pazienti del gruppo A non riferivano modifiche sostanziali. Attività quotidiane e Qualità di vita: entrambi i parametri sono migliorati nei pazienti sottoposti a trattamento. Certamente la riduzione del dolore e la possibilità di muoversi meglio ha contribuito a migliorare già in tempi brevi la percezione della vita. Ancora una volta il gruppo che mostra il miglioramento maggiore e il gruppo D, con una differenza che tende ad essere già statisticamente significativa, nei confronti dei pazienti del gruppo A, e con percentuali nettamente migliori rispetto al gruppo C e B.
Discussione - Certamente il tempo di analisi e assai breve ed it numero di pazienti esiguo. Tuttavia si delineano già alcuni spunti di discussione. Appare evidente che non tutti i farmaci sono uguali. A parità di utilizzo infatti del farmaco antinfiammatorio Ie risposte dei pazienti al dolore e di conseguenza alla qualità di vita sono diversi. Verosimilmente l'azione del ranelato di stronzio sugli osteoblasti e sugli osteoclasti, mimando un' azione fisiologica e in grado di modulare il processo di rimodellamento osseo. Tale meccanismo potrebbe essere alla base della riduzione del dolore nei pazienti che ne fanno uso, potenziando di fatto l' azione che e svolta dagli anticox 2 nei confronti del processo infiammatorio. Se si suppone infatti che il dolore sia legato oltreché ai processi reattivi articolari, anche alle microfratture a cui Ie trabecole ossee sono sottoposte a causa di microtraumi, che potremmo definire parafisiologici, ma non sopportati dalla fragile trabecolatura osteoporotica, la presenza di un farmaco in grado di facilitare la ricostruzione della trabecolatura, senza alterare i meccanismi di mineralizzazione, faciliterebbe in ultima analisi la ricostruzione stessa dell' osso, ovviamente in fasi comunque non avanzati di patologie, in ciò favorita dall'azione di mediazione dei processi infiammatori esercitata dagli anticox2.
Conclusioni - Non possiamo certamente trarre delle conclusioni specifiche ancora da questo studio. I risultati preliminari raggiunti si possono comunque considerare uno sprone per capire meglio come agire di fronte ad una paziente con dolore, non pili limitandosi alla considerazione che tanto non c'è nulla da fare e che comunque la patologia andrà avanti e considerando che la qualità dell' osso e anche qualità di vita.

Bibliografia
1. "La riduzione del rischio di fratture vertebrali in donna con osteoporosi post menopausale e indipendente dai fattori di rischio basale" Roux C., Reginster J.Y. Fechtenbaum J. et all J Bone Miner Res. 2006;
2. "Supply-demand balance and metabolic scaling". Banavar JR, Damuth J, Maritan A, Rinaldo A.Proc Natl Acad Sci USA. 2002 Aug 6; 99(16): 10506-10509.