Sanità, al Sud il ricovero si fa con la raccomandazione. E c’è l’incubo malasanità

Silvio Campione | 19/04/2010 21:09

Il ricovero in ospedale, soprattutto al sud, può essere un percorso a ostacoli, fra raccomandazioni, burocrazia e visite a pagamento. ''Aiutini'' poco trasparenti che lo stesso ministro della Salute Ferruccio Fazio definisce preoccupanti e contro i quali intende lavorare. Il dato per la prima volta emerge da un rapporto del Censis che svela anche che un paziente su 3, tra quelli che hanno ricevuto un ricovero programmato, prima di essere ricoverato ha dovuto farsi visitare privatamente o intramoenia dal medico dell'ospedale, pur avendo già ricevuto l'indicazione del ricovero da un altro medico, e la quota sale al 41,6% tra i residenti del Sud. Circa il 30% dei pazienti, secondo il rapporto, dichiara di aver dovuto seguire una trafila burocratica complessa e faticosa, il 21,4% (quasi il 30% al Centro e nel Mezzogiorno) afferma di aver dovuto ricorrere a conoscenze personali per facilitarsi l'accesso in ospedale.

Un mese, poi, è la soglia di tolleranza degli italiani per l'attesa di una prestazione. La malasanità, poi, fa più paura al sud, se 3 italiani su 4 ritengono poco o per nulla frequenti i casi di malasanità (intesi come errori diagnostici o terapeutici con conseguenze significative sulla salute dei pazienti), questa quota si riduce al 58,3% al Sud (dove il 34,5% dei residenti li ritiene abbastanza frequenti e il 7,2% molto frequenti), mentre si attesta intorno al 90% nelle regioni settentrionali. In particolare nel Nord-Ovest i casi di malasanità sono ritenuti "poco" probabili dal 73,6% degli intervistati e "per nulla" probabili dal 19,5%. Nel Nord-Est tali percentuali divengono rispettivamente il 71,3% e 16,4%. Valori simili si rilevano in merito all'opinione sulla probabilità che un paziente ricoverato in ospedale possa subire un grave errore medico: complessivamente lo ritiene poco o per nulla probabile quasi il 70% degli italiani, ma questo dato scende al 51% al Sud. La valutazione espressa dai pazienti sulla loro esperienza diretta di ricovero rimane nel complesso positiva, benché emergano testimonianze di malfunzionamento e di cattiva gestione, limitate a una minoranza di casi. Il 72,6% dei cittadini che nell'ultimo anno hanno ricevuto cure ospedaliere in regime di ricovero ritiene di essere stato sempre informato puntualmente sulle proprie condizioni, contro il 27,4% che pensa l'opposto. L'80% ritiene che il follow up dopo la dimissione (terapie, visite di controllo, riabilitazione) sia stato organizzato e gestito adeguatamente. Ma lo studio conferma quello che già altri rapporti avevano evidenziato: gli italiani hanno fiducia prima di tutto in farmacisti e medici di famiglia. Un dato preoccupante, a parere del ministro della Salute Ferruccio Fazio, quello che almeno un italiano su tre deve ricorrere a visite a pagamento primo di un ricovero. "Ci porterà ad avviare una riflessione sugli strumenti specifici da adottare per evitare questo fenomeno in futuro", ha detto durante la conferenza stampa di presentazione del rapporto. "E' la prima volta che il dato emerge in maniera così chiara e vuole dire che ci sono ancora grossissimi problemi sul meccanismo dell'intramoenia, un meccanismo ben lontano dall'essere di per sé perfetto ma che può funzionare". Ma perché ciò avvenga, secondo Fazio, sarà necessario che abbia come pilastro la misurazione del numero delle prestazioni.

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