Chirurghi, è crisi: diminuiscono gli iscritti. Paura dei contenziosi

Redazione DottNet | 21/04/2010 10:53

chirurgia professione sanità

E' "crisi profonda" di vocazioni fra i 'bisturi' della Penisola. "Nell'ultimo decennio è diminuito il numero degli iscritti alle branche chirurgiche, e il trend continua: -30% dal 2007 al 2008. In alcune sedi universitarie i posti disponibili a volte non sono neanche stati coperti. E a intimorire è il progressivo aumento delle cause: secondo recenti indagini, 8 chirurghi su dieci potrebbero incappare in un contenzioso medico-legale nel corso della vita professionale". Parola di Pietro Forestieri, presidente del Collegio italiano dei chirurghi (Cic), che oggi a Roma ha aperto il I convegno nazionale dell'associazione che riunisce oltre 60 società scientifiche.Insomma, "il timore dell'alto rischio di contenzioso medico-legale spinge i giovani a scegliere altri campi.

E questo anche se nella stragrande maggioranza dei casi queste vicende - prosegue l'esperto - si risolvono positivamente", finendo però per sconvolgere per anni la vita professionale e personale del chirurgo. "E' necessario - dice il presidente del Cic, che ormai rappresenta oltre 35 mila specialisti italiani - ridare onore e rispetto a una professione tanto importante quanto complessa, garantendo ai pazienti il massimo della qualità e della sicurezza. Per questo è cruciale promuovere una nuova alleanza terapeutica tra medici, istituzioni, media e pazienti".Non solo. "Siamo il Paese a più alta conflittualità civile. La sanità e la chirurgia - evidenzia Forestieri - non solo non sfuggono a questa maledizione, ma ne rappresentano un esempio paradigmatico. L'errore è quasi sempre non del singolo operatore, ma il frutto di una catena di eventi. La cultura della colpa e non dell'errore non potrà che peggiorare la situazione". Con una giurisdizione medica ferma al Codice Rocco (1930), infatti, in Italia - come solo in Polonia e Messico - gli errori clinici sono perseguibili penalmente. "Depenalizzarli sarebbe oggi indispensabile - afferma Forestieri - soprattutto per i chirurghi, che devono poter operare con tranquillità e serenità. Ma questo non vuol dire cancellare le responsabilità del chirurgo". "Depenalizzare - continua Forestieri - non vuol dire cancellare le responsabilità del chirurgo, ma solo ridefinirle meglio, valutando la specificità dell'atto medico e la sua inadeguatezza sociale". Il termine di prescrizione per gli errori clinici è oggi di 10 anni. "Un tempo esageratamente lungo - nota l'esperto - di fatto mai applicato, perché la contestazione può avvenire non dalla data dell'intervento, ma dalla presa di coscienza delle presunte conseguenze dannose".La deriva più pericolosa, secondo il vertice Cic, è rappresentata dalla medicina difensiva. Eppure la chirurgia italiana brilla in campi avanzati quali la laparoscopia, la robotica e i trapianti. "Negli ultimi due decenni sono stati compiuti progressi maggiori che in tutto il secolo passato", assicura Forestieri. Ecco perché "medici, pazienti, Istituzioni, politica e industria devono ricercare una nuova alleanza terapeutica. Per una sanità migliore, più uniforme, senza sprechi, più sicura, efficace ed efficiente".