Ranibizumab: possibile trattamento della neovascolarizzazione sottoretinica classica o occulta nella degenerazione maculare senile di tipo essudativo

Oculistica | | 23/04/2010 11:06

Studi in doppio cieco, randomizzati, placebo-controllati e multicentrici hanno dimostrato un aumento di acuità visiva in un terzo dei pazienti trattati con iniezioni di Ranibizumab (0,5 mg) che soffrono di degenerazione maculare senile di tipo essudativo. Lo scopo di uno studio retrospettivo di coorte condotto nella “Klinikum Rechts der Isar” è stato quello di valutare, in applicazioni cliniche, gli effetti iniziali della terapia con Ranibizumab intravitreale nei pazienti con degenerazione maculare senile neovascolare principalmente occulto. A tal proposito, novantuno occhi con degenerazione neovascolare occulto e classica sono stati trattati con iniezioni intravitreali di Ranibizumab (0,5 mg) a intervalli di trenta giorni. Gli effetti del trattamento sono stati valutati considerando la migliore acuità visiva corretta, la tomografia a coerenza ottica e la pressione intraoculare basale dopo uno, tre e sei mesi dall'inizio della terapia. Inoltre, anche l'angiografia con fluoresceina è stata eseguita al basale e a tre e sei mesi dopo la terapia.

Dai dati raccolti è emerso che il 74% dei pazienti ha perso meno di quindici lettere nella scala EDTRS (Early Treatment Diabetic Retinopathy) 6 mesi dopo l'inizio della terapia. L'acuità visiva è migliorata di oltre quindici lettere nell’11% dei pazienti. Lo spessore centrale della retina, misurato per mezzo della tomografia a coerenza ottica, si è ridotto in modo statisticamente espressivo, in ciascun controllo rispetto al valore iniziale (1 mese: p = 0,045; 3 mesi: p = 0,001; 6 mesi: p = 0,006). Perdita e membrane, valutati in FA, sono peggiorate nel 31% dei pazienti, nel 67% i risultati si sono mantenuti stabili. Nessun aumento della pressione intraoculare è stato rilevato.
Questi risultati hanno suggerito che l’applicazione intravitreale di Ranibizumab è sicura e ben tollerata. Nella situazione clinica, l'acuità visiva si è stabilizzata in breve termine. A differenza degli studi di fase III, nessun miglioramento dell'acuità visiva potrebbe aver luogo. Lo spessore centrale della retina è diminuito e le conclusioni in fluorangiografia sono rimaste stabili per un periodo seguente di sei mesi. E 'necessario effettuare controlli mensili e procedere con iniezioni basate su tomografia a coerenza ottica e VA al fine di mantenere l'effetto terapeutico. Saranno necessarie altre valutazioni cliniche del Ranibizumab al fine di valutarne gli effetti di un trattamento a lungo termine.
 

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